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lunedì 28 febbraio 2011

Sulla punta

Che voglia, già di lunedì.
Queste immagini di lavori sulla punta stanno accendendo molte mie fantasie. L'indugiar sulla cappella, con un adeguato risucchio, gli occhi chiusi per concentrarsi meglio sulle sensazioni provate, sentire di possedere l'altro per il godimento procurato...
Azz... è solo lunedì e, se mi va bene, devo comunque aspettare fino al week-end!



domenica 27 febbraio 2011

Dei diversi amori

Ho staccato 3 giorni per rigenerare le mie batterie.
Prendere, partire, andarsene e dormir fuori, solleticato dalla curiosità per una città nuova, mi ha fatto star bene. 
In realtà non partivo con una gran voglia. Si, il bisogno di staccare c'era, ma farlo ancora una volta senza poter condividere questa esperienza con qualcuno di più intimo  e doversi accontentare ancora dei pur preziosi amici, mi pesava.

Mi son dovuto ricredere: ho sperimentato di nuovo quella semplicità dello star bene tra di noi, amici con i quali sei cresciuto e con cui non servono troppe parole per spiegarsi. E' un amore anche questo, che sento molto importante, anche se in questo ultimo anno mi sento proiettato al bisogno di vivere rapporti diversi.


Il mio ritorno m'ha fatto trovare nella casella e-mail i molti commenti vostri ai post "Tenetegli compagnia". Grazie a tutti. Il bel tormentone Nick Younquest era un modo, se volete banale, per essere presente anche durante la mia assenza. Pare abbiate gradito.


Soprattutto ho trovato una lettera dolcissima di L., che conteneva anche una notizia che avrebbe potuto fermarmi e ferirmi ma che invece ho apprezzato per quel "far verità" che ci siam sempre prefissati.
Dalle sue parole ne esce una prova di tenerezza nei miei confronti che è sempre più grande di quanto io sappia rendere. Sento di non meritarla.
Allegata alla sua mail, la canzone "Un amore diverso" di Finardi che mi ha fatto soffermare in modo particolare su queste parole:
E sarà sempre un nuovo gioco 
per tenere acceso il fuoco
nel lungo tempo da venire,
piccole pietre da trasportare
e da seguire per ritornare. 



alla quale io rispondo dedicando e condividendo con voi il brano "Gli amori diversi" della Casale


Sono gli amori insensati a dare un senso alla vita
a questa musica fragile tra le tue dita
a queste dolci oscenità in una notte che ci somiglia
a questo cercare rime e rubarle tra le tue ciglia

Sono gli amori insondabili a rivelarci la vita
questo cercarsi per sempre questa sorpresa infinita
le tue lame di verità e il manto gelido d'inverno
che ti porti sulle spalle e che ti fa scappare da un sogno così bello

Sono gli amori diversi quelli che restano dentro
e che vorresti cullare sentirli cantare e fermarli nel tempo
sono gli amori più intensi quelli che restano dentro
e non riesci a scordare e che fanno più male
gli amori come te

mercoledì 23 febbraio 2011

Tenetegli compagnia/1

Per qualche giorno non accederò al blog. Ma non vi abbandono.
Vi lascio con lui, Nick, rugbysta e modello australiano che vi avevo già presentato qui.

Mi piacciono queste fotografie, questa luce forte che filtra tra le persiane.
Nick sarà presente con una lunga carrellata di foto che verranno postate automaticamente ad intervalli irregolari.
Lo vedrete sempre solitario. Immagino di lasciarlo in casa da solo. In mia assenza tenetegli compagnia.

Aspettative

"Non voglio che ti stufi di me..."
Fa paura una frase così. 
A chi la dice e a chi la sente.
"Non voglio che ti stufi di me..."
Non lo so, ora, se mi stufo o no. 
Intanto, ti bacio.

Non avevano parlato di passare la notte separati, e Philip temette di poter sembrare troppo pieno di aspettative. «Dimmi la verità» disse ora. «Vuoi che venga con te questa notte? Voglio dire, potremmo mangiare, poi potrei tornare up-town. Non ci sarebbe nessun problema.»
Eliot lo guardò. «Philip,» disse «si può sapere di cosa stai parlando?» 
Philip rimase zitto per un momento. «Non voglio che tu ti stufi di me» disse alla fine. 
«Se mi stufo di te, te lo dico» disse Eliot. Gli prese la mano e si girò a guardar fuori del finestrino. 
Philip fissò il profilo di Eliot. Si sentiva come uno di quei pazzi vivisezionisti di cui aveva parlato Eliot, decisi a cono­scere gli esatti confini del dolore. Quanto posso resistere, pri­ma di sentirlo? Quanto ci vorrà prima che mi succeda qualco­sa che mi fa male?

(D. Leavitt - La lingua perduta delle gru)


domenica 20 febbraio 2011

Se una non basta

Dopo due settimane ci siamo finalmente ritrovati. Io e L.
Solito posto a meta strada, solita ora, solita zona industriale. Ma sorpresa quando, andando ad appartarci verso il nostro posto vediamo che è già occupato da un'altra auto.
Disappunto, non per il posto, ma per la scocciatura di doverne cercare un altro quando entrambi siamo dominati dall'urgenza ormonale. Vaghiamo un po' per la zona: poco sicuro, troppo luminoso, azz... non c'è verso di trovare una valida alternativa e noi non sappiamo attendere. Le mani già s'allungano, le patte già si aprono e L. si ferma così, in mezzo alla strada (deserta eh, chiariamoci!) e si tuffa con foga con le sue labbra.
La foga di chi aspetta da due settimane, la foga di chi si sente solo via sms, la foga di noi nascosti.
Urge subito trovare un luogo e ancora ci dirigiamo verso il solito punto, la parte meno illuminata, stando a debita distanza da chi ha già occupato la nostra piazzola.
E' veloce il nostro spogliarci, veloce tuffarsi in quell'intimità di corpi e scambi.
E trascorriamo, le nostre due ore, appagando carne e spirito.
Quei sedili reclinati, così scomodi ma sono il nostro nido, ci permettono comunque di soddisfare i nostri desideri.
Versatili entrambi è tutto uno scambio di ruoli e dopo la prima eiaculazione c'è tempo per riposare, abbracciati, e a scaldarci in un contatto di corpi nudi.
Ma il contatto e i baci richiamano altri pruriti e ancora, con foga parte un'altra doppietta, d'abbondante risultato.
Sfinito. Ero letteralmente sfinito e avrei voluto addormentarmi, lì, riposare, dormire, prender fiato piuttosto che  pensare ancora a un'ora e venti di guida notturna per tornare a casa.
"Basta doppiette", chiedo a L., "mi distruggi". Ed è una richiesta vera che però viene sempre disattesa senza poi troppo dispiacere.
Ehi, siam 40enni, non dimentichiamolo! Ma carichi di una passione che sfoga anni di attese e chiusure.

Ma il fisico, non ha vent'anni.
Il fisico non è quello dei due amici del video che vi posto che si sparano seghe e fanno una TRIPLETTA IN 4 MINUTI E MEZZO! Ha quasi dell'incredibile... ma forse questo è un eccesso. Alla faccia dell'eiaculazione precoce che non ho e che non vorrei. Ma vorrei quella resistenza che, ahimè, ormai manca.

video

sabato 19 febbraio 2011

La morale della favola

Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco. –
Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
- I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.

Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.-



Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.-
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò ohibò, -disse un terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. 

A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.-
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava:
- Ho ragione io.-
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio!



(Gianni Rodari - Favole al telefono)



venerdì 18 febbraio 2011

Il pelo del Fauno

Le trovo adorabili: avessi un paio di chiappe così!
 
Culo definito, glutei sodi, ben sollevati, lisci da passarci la lingua...
Un posteriore del genere mi fa impazzire, quand'anche ne guardo di simili sotto le docce in palestra, e ringrazio il mio pisello che sa rimanere sempre più controllato di quanto sappia fare il mio cervello...
 
Ma ogni tanto mi soffermo a guardare quei sederi con quel pelo che parte proprio dai glutei e si dirama fin giù alle gambe. Hanno un qualcosa di rude, di maschio, di animale... mi ricordano i mitologici fauni.
Vi posto alcune immagini per il mio e vostro sollazzo. Che ne pensate?



giovedì 17 febbraio 2011

Baci e abbracci

Era giusto per ridere, ma il post precedente dedicato ai trombamici ha fatto emergere alcuni elementi su cui soffermarsi. 
C'è chi, ironicamente parlando, racconta dell'utilizzo di dildo in mancanza di trombamici, chi dice di preferire la propria mano, chi auspica il passaggio dal trombamico all'Amore vero e proprio.
Siamo d'accordo: dildo, autoerotismo e anche i trombamici sono il palliativo ad un desiderio ed un bisogno più grande, più autentico, più definito. Tra i 3 preferisco il trombamico perchè come era scritto nei commenti di quel post "il dildo non abbraccia".

Anche per l'abbraccio esistono dei palliativi:

Comodi, divertenti ma un po freddi e statici, non trovate? (Però è una bella idea regalo!)

Comunque, un trombamico abbraccia... e bacia.
Il bacio artificiale ancora (e per fortuna) non esiste e Dio sa quanto il bacio sia importante per me. Come si farebbe senza baci? Preliminari e finali di un incontro, scambio profondo anche senza parole.
Non ne posso fare a meno, non ne voglio fare a meno.

Vi bacio e vi lascio con la canzone più romantica sui baci, sul film più intenso, sulla storia d'amore eterna dove il bacio è vita e morte e tutto.


martedì 15 febbraio 2011

Faustino

14 febbraio - San Valentino festa degli innamorati, 15 Febbraio San Faustino, festa dei single.
Una festa consolatoria, per chi la serata del 14 l'ha passata più o meno così:

Ecco allora un post per chi l'Amore non ce l'ha ma è alla ricerca di (oppure ha), almeno, un "trombamico".

Un trombamico ti sostiene in "quei " bisogni,
Un trombamico è un contatto vicino

Un trombamico assapora i momenti con te

Un trombamico sa abbracciare in modo inaspettato

Un trombamico ti sorride nei momenti topici

Un trombamico lascia giocare anche gli altri 

Un trombamico mette in conto che gli puoi voltar le spalle, ma punta comunque su di te


Un trombamico ficca il naso negli affari tuoi,

ma ti lascia coltivare spazi personali

Un trombamico lo chiami al telefono, ti accordi, lo incontri, giochi, ti diverti.
Il trombamico non da complicazioni, finche rimane tale.
Ma essere trombamici è comunque difficile, un ruolo di grande equilibrio. Sulla corda, bilanciando distanza e intimità, i baci e gli abbracci talvolta ti spingono più in la e ti ritrovo coinvolto più di quanto t'aspettavi
Oppure cadi, sotto gli sguardi di chi divertito e compatente non crede a questi equilibri.
San Faustino... aiutaci tu! 
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