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sabato 31 marzo 2012

Spunti sulla nudità

Nel blog di Majin79 c'è un post sulle spiagge nudisti che  mi ha fatto venire una gran voglia di spogliarmi, complice anche questo sole e temperature da fine primavera pur essendo ancora al 31 marzo.
Adoro stare nudo, adoro la nudità, adoro il contatto della pelle con gli agenti esterni, la luce, il calore, la brezza, l'acqua.

Ho praticato poco il nudismo all'aria aperta, in genere in qualche spiaggione lungo il fiume Po, ma molto invece l'ho praticato nei centri benessere. Lì, oltre a godere di saune, whirpool e bagni vari, ciò che proprio desidero è quella sensazione di piena libertà che posso godere nello stare nudo con la normalità che è propria di quegli ambienti dove il "pruriginoso ormonale" lascia spazio prevalentemente al semplice e solo relax.

E pensare che la condizione della nudità crea problemi alla maggior parte delle persone.
Da qui nascono una serie di pensieri e qualche luogo comune che vorrei sfatare (per lo meno rispetto a quella che è la mia esperienza).

- Chi sta nudo non ha pudori
Credo che il pudore sia un sentimento decisamente soggettivo. Sulla base di quello, si delineano anche i nostri comportamenti. E il pudore tocca diverse sfere e così non è detto che chi è spudorato per certi aspetti non sia carico di pudori per altri. Voglio dire, ci sono persone che sanno essere spudorate nell'interazione con le altre, nelle relazioni, nell'esprimersi, nel raccontare cose della propria sfera più intima, ma che poi non si sognerebbero mai anche solo di farsi una doccia in presenza d'altri. Come di contro, e questo son io, persone che si denudano con pochi problemi ma vivono la propria interiorità di pensieri, sentimenti ed emozioni come sfera privata. L'(In)consapevole che qui conoscete, così spudorato da raccontare in un blog pubblico la propria vita con tanto di dettagli erotici, è di fatto spudorato solo in questo contesto, così filtrato dall'ambiente virtuale. Nella vita di relazione può sembrare sin troppo riservato.


- Chi sta nudo se lo può permettere
E qui nasce il discorso sulla accettazione della propria fisicità. Ciò che a noi non piace, non vogliamo neppure condividerlo. La mia pancia, le maniglie dell'amore, il fisico deforme, le spalle rachitiche, i chili di troppo, etc... li teniamo per noi. Ogni difetto va nascosto. Se ci pensate è la stessa condizione che mettiamo in atto anche con i nostri difetti caratteriali. Ciò che ci sembra brutto, quel lato spigoloso, quella caratteristica riprovevole agli occhi degli altri, quando ce la ritroviamo in noi, cerchiamo di camuffarla.
Imparare a mettersi nudi ci insegna anche ad un esercizio di libertà ed accettazione nei nostri confronti. Diventa importante capire che per star bene davvero non conta più di tanto il riconoscimento degli altri (che non sto dicendo non sia importante: noi viviamo delle relazioni, dello scambio e anche di conferme), ma soprattutto conta imparare a volerci bene così come siamo, senza dare troppe connotazioni negative alle nostre peculiarità. Frequentando gli ambienti nudisti vi accorgerete che troverete una varia umanità: ci sono gli adoni (pochi) e ci sono le persone che non avremmo mai pensato di incontrare così senza veli, perchè non corrispondenti ai canoni estetici in vigore. E' bello notare la loro naturalezza e la loro libertà dal giudizio.
Spogliarsi per accettarsi è un esercizio di benessere che vale in generale: è quando ho iniziato ad accettare a titolo personale la mia omosessualità che ho ritrovato almeno una piccola parte di serenità. Il blog è stato ad esempio un modo per mettersi a nudo.


- Chi sta nudo è un esibizionista
Che ci possa essere anche una componente esibizionistica o narcisista possiamo anche confermarlo, ma limitarsi a questo è decisamente riduttivo. La bellezza della nudità la sento completamente anche in contesti solitari. Lì non c'è nessuno che ti vede e che potrà vederti, eppure il beneficio, il relax li sento comunque.
La nudità è un'esperienza che ti permette di riappropriarti del tuo corpo e delle sensazioni che neanche pensavi di saper provare.


- Chi sta nudo è perchè ha coraggio
Vi assicuro che non ce ne vuole poi molto. L'esperienza dei più è quella del farsi forza la prima volta per poi scoprire che le proprie ansie vengono immediatamente ridimensionate. Anche a star nudi s'impara, ed è generalmente più facile di quanto ci si immagini.
Certo, conta il contesto. Un consiglio mio è quello di provare in ambienti dedicati (appunto certi centri benessere dove la nudità è obbligatoria). Non fate passi graduali, non usate mezze misure. Vi impediranno di affrontare quel livello di ansia che sembra irrisolvibile.
Come quando si fanno le docce in spogliatoi pubblici: quando state per entrare, giù gli slip di netto. Dopo la prima volta tutti i nostri pudori e vergogne verranno subito ridimensionati.

martedì 27 marzo 2012

Figli gay? C'è di peggio!

Cosa passa nella testa di un genitore quando viene a conoscenza dell'omosessualità dei propri figli? Quali reazioni? Quali pensieri?
C'è chi si dispera e prova dentro di se la vergogna chiedendosi "dove ho sbagliato?". C'è chi riconosce di averlo sempre saputo ma è preoccupato per paura delle discriminazioni che il figlio vivrà. C'è chi è tranquillo e riconosce che la cosa più importante sia la serenità del proprio figlio. C'è chi reagisce con rabbia e si sente tradito e allontana il figlio dalla propria vita. Chi invece assicura che niente potrà cambiare l'amore che prova per lui. Chi banalmente spera che almeno non lo sappiano i parenti e gli amici...
Sarebbe interessante conoscere, per chi ha fatto coming-out, la reazione dei vostri genitori. Penso che ogni storia sia particolare, ogni reazione davvero personale. Intanto vi lascio ad un brano dal libro "Eguali Amori" di Leavitt dove si racconta appunto come madre e padre vivono il lesbismo della figlia April e l'omosessualità del figlio Danny.


Riguardo all'omosessualità dei loro figli Louise e Nat mantenevano un atteggiamento di speranzosa rassegnazione. Le loro parole definitive sull'argomento sembravano essere: be', al mondo c'è anche di peggio. Ed era vero: Louise aveva delle amiche i cui figli erano eroinomani, o guerriglieri in Nicaragua, o - peggio ancora, infinitamente peggio - amiche i cui figli erano morti, troppi, a quanto pareva, morti in incidenti automobilistici, di overdose, o di strani cancri causati dai medicinali che le loro madri avevano innocentemente inghiottito nella loro giovinezza. Grazie a Dio lei non aveva preso il D.E.S., un farmaco antineoplastico, ma sua sorella Eleanor sì, e adesso Joanne, la figlia di Eleanor, ne soffriva le conseguenze: un'isterectomia a ventidue anni, la difficoltà di adottare bambini, e naturalmente la minaccia del cancro che le pendeva sulla testa, e avrebbe continuato a incombere fin quando non fosse stata rimpiazzata da qualche cosa di peggio o di meglio o quanto meno di più definibile: la realtà del cancro, che, come sapeva Louise, se non altro si portava appresso una specie di rassicurazione dovuta alla chiarezza: se non altro si sapeva che cosa si stava combattendo. Sul lungo periodo, Louise lo sapeva, era stata fortunata.


Decise d'ignorare gli articoli che Eleanor le spediva, ritagliati dalle oscure riviste di psicologia di Sid, sapendo che era soltanto l'invidia che induceva Eleanor a passarglieli: «La ricorrenza dell'omosessualità nei consanguinei: natura o educazione?» «Famiglie con più di un figlio omosessuale: una ricerca» «La sindrome del bambino-femminuccia e della bambina-maschiaccio: nuove testimonianze collegano il comportamento infantile allo stile di vita omosessuale». Erano sempre fotocopie ordinate, con un appunto su un foglietto di carta agganciato alla prima pagina, un appunto introdotto dalla fotografia di una cuoca felice che mescolava del cibo in una pentola e le parole: «Buone notizie dalla cucina di Eleanor Friedman». Ho pensato che potesse interessarti leggere questo articolo.. E., Sid ha pensato che poteva interessarti dare un'occhiata a questo... E.
Ma Louise aveva smesso ormai da lungo tempo di cercare di capire il complicato gergo degli articoli, o di seguire i grafici elaborati. Li infilava, senza leggerli, in uno schedario sotto la lettera O, e cercava di ricordare le tragedie della vita di Eleanor: la protesi e la gruccia, la figlia che non avrebbe mai avuto bambini, e il figlio di cui non aveva mai notizie, che lavorava in una fabbrica di scatolame in Alaska, con il cervello stonato come l'altoparlante di uno stereo che ha suonato a un volume eccessivo. Il figlio di Eleanor, Markie, aveva ucciso il
gatto: lo aveva messo in cuffia e aveva alzato il volume al massimo, poi aveva messo il gatto nella vasca da bagno, e infine nel forno a microonde; il tutto era il risultato di un brutto trip, come aveva detto Markie più tardi, quando lei e Sid erano tornati a casa. Doveva ricordarselo, pensava tra sé Louise quando arrivavano gli articoli con la posta: doveva ricordare che il gatto l'aveva trovato Eleanor, e più tardi aveva dovuto ripulire il forno.
Comunque, Louise non credeva veramente di avere due figli omosessuali. Non riusciva dei tutto ad accettare l'omosessualità di April. Si ricordava fin troppo bene quanto andasse pazza per i ragazzi nei primi anni di college. April si era innamorata appassionatamente di un ragazzo o di un altro fino a Joey Conway, il culmine della sua passione. E Louise sapeva che faceva sul serio, lo sapeva. Riconosceva dai tempi della sua giovinezza lo sguardo folle negli occhi della figlia, quello sguardo da cui era chiaro che avrebbe fatto qualsiasi cosa per quest'uomo, qualsiasi cosa per tenerselo. Per quel che ne sapeva Louise, l'omosessualità di April era più che altro una posa politica, una fase che stava attraversando, che aveva più a che fare con il femminismo che con il desiderio vero e proprio. (Sceglieva però di ignorare il fatto che questa "fase" ormai durava da dieci anni.)




Danny era un'altra storia; con Danny sembrava che non ci fosse scampo. Louise lo aveva capito molto presto, non tanto da sintomi convenzionali - Danny non si metteva i suoi vestiti né giocava con le bambole o niente del genere - ma dal fatto che tendeva a opporsi a certe attività, agli sport o a guardare le partite di football o a lavorare in giardino con suo padre, e preferiva invece starsene in cucina con Louise, a chiacchierare con lei mentre cucinava, o seduto nella sua stanza a ritagliare fotografie di paesaggi dalle riviste per incollarle su un quaderno che aveva già riempito con disegni psichedelici a pennarello. Louise sorrideva ripensando a queste cose, e comunque, se non altro lui era al sicuro, non stava battendo i quartieri bassi di San Francisco, viveva con un giovane responsabile in una bella casa in un quartiere residenziale.

Era un avvocato. Di successo. Avrebbe potuto andar peggio. Avrebbe potuto essere in Alaska a lavorare in una fabbrica di scatolame. Avrebbe potuto essere morto.
Naturalmente sulle prime si era infuriata: aveva scaricato su di lui tutte le umiliazioni represse della propria giovinezza. In quel lontano pomeriggio di tanto tempo fa le era parso che il mondo in cui era cresciuta fosse infinitamente meno incerto, più rigido di quello da cui le stava parlando ora suo figlio, e tuttavia lei si era attaccata a quelle rigidezze, comprendendo che il loro motivo ultimo era quello di proteggere, di mantenere la stabilità delle cose, d'impedire che i quartieri di belle casette e ordinati negozi di droghiere esplodessero completamente. «Non credi che sia egoista da parte tua voler soddisfare tutti i capricci sessuali che hai?» gli aveva detto, ma intendeva qualcosa di lievemente diverso: intendeva chiedergli come facesse ad avere il coraggio di andare contro una corrente tanto forte come quella della convenzione semplicemente per soddisfare un desiderio, quando soddisfarlo significava capovolgere il mondo, significava capovolgere tutto. Sembrava folle, e anche terribilmente coraggioso. [...]
Quanto a Nat, rimase imperturbabile; accettò la notizia senza sforzo, sembrò non reagire nemmeno. Da bambino era stato talmente bistrattato - bistrattato perché era un secchione o era troppo intelligente o troppo strano - che gli mancava l'armatura di pregiudizi con la quale andavano in giro quasi tutti i mariti. In realtà sembrava che non gliene importasse un granché...
(David Leavitt - Eguali Amori)

lunedì 26 marzo 2012

Ma torniamo ai belli veri!

Oh, bene... adesso torniamo seri come si confà a tutti noi!
Dopo essermi fisicamente svelato nel post precedente mostrandovi spudoratamente le mie pudenda, ora cerchiamo di compensare con la bellezza vera.
Potevo scegliere tra i tanti modelli, ce n'è una valanga, ma la scoperta di un suo filmato amatoriale da proporre a tutti voi mi ha fatto optare per Levi Poulter.
Se volete vedere un'enciclopedica galleria fotografica sua, poco tempo fa  Febo nel suo blog gli ha dedicato ampio spazio.

Io qui, oltre a queste immagini che raccontano la sua vera bellezza, vi posto anche quel suo filmatino breve ma tanto tanto intrigante. Fortunato quel partner ad avere tra le mani (beh, meglio dire tra le gambe) un modello così!

Questo è un vero fisico!

video

sabato 24 marzo 2012

(In)co si svela

Di natura, lo sapete, sono un burlone. E anche stavolta un po' ho giocato. Non è stato un coming-out ma uno svelarmi in parte. Vi ho parlato in questi due post
3P e Operazione 3P parte seconda
della mia pancia e ve l'ho fatta anche vedere in foto.
Beh, oltre la pancia ho anche mostrato il mio pisello.

"Ma dove? Quando mai?" vi chiederete.
No... purtroppo questo non sono io...

Ebbene si, ora confesso. Molti di voi mi hanno visto cliccando sulla pagina degli (In)arrestabili.
Ringo sono io (e qui ci starebbe un "Carramba che sorpresa!").

Perchè "Ringo"? Volevo un nome che fosse assonante e richiamasse un po' il mio diminutivo (In)co. Ma chiamarmi "Rinco" sarebbe stata un'ammissione spudorata di quanto sono rincoglionito!

"Ringo" quindi è stata la mia scelta e ho voluto giochicchiare un po', rispondendo alle attese di quei lettori che chiedevano di vedermi tra gli (In)arrestabili, come pure alla voglia di mettermi in gioco solleticando il mio lato esibizionistico.

Quindi niente coming-out, niente fotografia del mio volto. Su questo, no, non mi concedo. Ma la possibilità di riconoscermi l'avrete nel momento in cui capiteremo nella stessa area nudisti di qualche spiaggia, qualche centro benessere o semmai, ritrovandoci insieme... nello stesso letto ;)

P.S.: Le foto di Ringo, ormai presenti da qualche settimana, saranno rimosse a breve. Perchè sono spudorato... ma non troppo.

mercoledì 21 marzo 2012

Nel letto dei miei lettori

Vi ho parlato più d'una volta della scoperta del mio ruolo nell'amore. Versatile, forse versatile prevalentemente attivo, ma tutto dipende dalle situazioni e dai contesti. Ho scoperto il piacere in ambo i ruoli e l'amore bello trovato con L. è stato anche un colpo di fortuna perchè lui è molto maschio e come me gioca benissimo in ogni ruolo.
Il nostro far l'amore contempla quasi sempre il doppio ruolo per entrambi. Vivo questa cosa come molto appagante. E' la mia "completezza".

Ho trovato questa immagine che mi ha fatto sorridere. Un elettrodomestico che racconta di me.
Si, nel mio caso la manovella va posizionata lì. Ma mi sono chiesto, e i miei lettori dove mettono la manovella?
Sono Top, cioè attivi
o Bottom cioè passivi?
oppure versatili, oppure una qualche via di mezzo?

C'è spazio per i vostri commenti, come sempre qui sotto, oppure, facile facile, basta un click nel sondaggio scegliendo tra le 5 possibilità

SONDAGGIO CHIUSO - I RISULTATI:

lunedì 19 marzo 2012

Operazione 3P, parte seconda

Dunque dunque dunque...
Stupito, anzi, strabiliato dal numero esagerato di commenti al post 3P, Programma Pancia Piatta, ora passo alla fase due.
Ho raccolto da voi i consigli per un addome a tavoletta ed ora vi racconto cosa faccio io per ottenerla, purtroppo senza risultati significativi.

Pier(ef)fect dice: niente bibite gassate! E fin qui ci siamo. Bevo solo acqua naturale, non bevo soft drinks, mi concedo con la pizza una birra da 33 cl a settimana. Addominali in palestra, dai 180 ai 200 a sera, tre sere la settimana.
La pancetta c'è.

Febo dice di ridurre le porzioni. Ottima idea. Fate conto che quando mangio un piatto di pasta, difficilmente arrivano ad essere 80 grammi. Mangio molte verdure, quelle si... ma mi si dice che pure quelle sono carboidrati, uff. Il secondo spunto è: evitare le schifezze e i cibi fuori orario. E' da quando ero ragazzino che non mangio nulla fuori orario. Da studente, in casa al pomeriggio mi concedevo la merenda. Erano venti e passa anni fa. Ora un caffè a metà mattina e uno a metà pomeriggio (non sempre) riducendo le tacchette di zucchero dal distributore automatico.
La mia morbidosità c'è ancora.

Arles mi dice di mangiar poco condito: ora metto poco sale ovunque (che fa ritenzione idrica) e l'ho eliminato del tutto dalle insalate che condisco con aceto e solo un filo di olio extravergine d'oliva. Mangiando fortunatamente tutti i pasti in casa riesco a mangiare in modo salutare. Riso e pasta solo a pranzo, non tutti i giorni. Pane, mezzo panino al giorno, carne, pesce, verdure, formaggi (pochi) ogni tanto a pranzo e spesso a sera. Ellittica? Quella non la faccio ma tapis-roulant si: le serate in palestra mi vedono correre dai 30 ai 45 minuti per 3 volte la settimana, con il cardiofrequenzimetro per mantenere la frequenza bassa bruciagrassi.
La ciccia persiste.

Loran: addominali, quasi 600 a settimana, fatti. Poco pane e pasta: fatto, mi concedo una pizza una sola volta a settimana. Verdure, ci sono sempre, ne son ghiotto. Petto di pollo, tristissimo petto di pollo, c'è. Tonno o scatolami vari, solo al naturale. Fritti, cosa sono i fritti? A casa mia si frigge 2-3 volte l'anno, e stop! Dolci, pochi, molto pochi. Alcol, un bicchiere di vino nel pranzo della domenica, una birra piccola con la pizza. Raramente la mia vita mondana mi fa bere alcolici fuori casa.
La stronza... rimane!

S: le mie tre sedute settimanali prevedono sia pesi che cardio. A metà settimana la sessione di cardio la prolungo.  Spuntini di mezzanotte, inesistenti: non mangio fuori pasto. Niente carboidrati a cena. Mai. L'unica eccezione è la pizza settimanale. Mi resta da tenere buoni gli altri tuoi consigli, quelli dell'insalata e quelli mentali. Ma il mio problema non è dimagrire. Sono abbastanza magro, in viso molto, sul torace quando perdo 2 chili si vedono le costole, ma anche nella magrezza, sta cretina adiposella non se ne vuole andare.

Mi sa che qui, il trucco vero, la formula segreta non è ancora uscita. Mi sa che c'entra il famoso Dna, la genetica.
[ed ora, con enfasi, voce stridula e isterica] Ma io me ne infischio della genetica. Voglio la pancia piatta. Voglio un guru, un personal trainer di quelli che trasformano gli attori holliwoodiani in strafighi nel giro di 6 mesi.

Ma visto che non lo posso avere, sapete che vi dico? Semplice: da domani, anzi da oggi, mi RIMOTIVO!
Chi la dura la vince!

E chi l'ha duro... si diverte ;)

sabato 17 marzo 2012

Non chiedere, non dire

Sono passati 6 mesi da quando è stata ufficialmente abolita dall'amministrazione Obama la regola del "Don't ask, don't tell". Riguardava la questione omossessuale all'interno dell'esercito. 
Barack Obama durante la firma per l'abolizione del DADT
Con questa regola, in vigore dal 1993 la sostanza detta in briciole era un po' questa: 
Creiamo un patto: i tuoi superiori dell'esercito si impegneranno a non chiederti nulla in merito alle tue preferenze sessuali ma in cambio il tuo impegno sarà quello di non esprimerle. Quindi se nel tuo letto soggiacciono gli ometti noi non lo vorremo sapere ma tu, mi raccomando, tientelo per te.


Ora, fosse capitato a me probabilmente la regola sarebbe anche andata bene: i miei fatti sono appunto fatti miei, e visto che vivo "nell'armadio" li tengo per me. Grazie per non intromettervi nella mia vita. Punto.
Ma se pensiamo a tutte quelle persone che ad esempio, a fronte di un rapporto che voleva essere vissuto alla luce del sole, dovevano continuamente nascondersi (che se è una scelta è un conto, se è un obbligo è ben diverso) immagino quanto fosse frustrante soggiacere a questa regola.
Mi chiedevo, ma non so nulla in merito, quale fosse la situazione invece nell'esercito italiano.

Per quelli della mia leva, quelli che ancora avevano il servizio militare obbligatorio, indipendentemente che prestassero servizio nell'esercito oppure no, durante la famosa Visita obbligatoria di Leva, o comunemente chiamata "I 3 giorni", si veniva sottoposti ad un test diagnostico, il famoso o famigerato MMPI.
Chi quella visita l'ha fatta ricorderà quelle 300 e passa domande che chiedevano se ci piacevano i fiori o se vedavamo persone che gli altri non vedevano.
Bene, quel test, che tra le altre cose serviva a rilevare la presenza dei disturbi della personalità, aveva tra le scale quella Mf, cioè che misurava la mascolinità o la femminilità delle persone.
In pratica: hai voglia a nascondere la tua voglia di cazzi in culo, tanto le alte istituzioni ti "schedavano" all'età di 18 anni.
Da quanto mi risulta, non sono a conoscenza di abusi o di incorrettezza nell'uso di questo test nell'esercito italiano, quindi credo abbiano sempre operato con rispetto e discrezione. Siamo un paese civile.
Ma oggi, qual è la situazione? Un nostro militare può dichiararsi senza alcun problema o, qualora si esponesse gli sarebbe preclusa la possibilità di servir la patria nell'esercito?

Comunque, tutti questi pensieri sono nati dal video amatoriale che vi sto per proporre: due giovani ragazzi, dei quali uno in abito militare che fanno l'amore e si filmano. Chissà se il militare è realmente iscritto nelle liste di leva, chissà se l'amatoriale è proprio vero, chissà se, la decisione di filmarsi e pubblicarsi sia nata anche da un sentimento di maggiore libertà ora che il Don't Ask D'ont Tell non è più in vigore.

Buona visione e mi raccomando: fate l'amore, non fate la guerra!

video

giovedì 15 marzo 2012

3P

Cioè, spieghiamoci.
Io mi ritrovo sempre a misurarmi con immagini del genere:


e mi deprimo perchè quegli addomi così definiti e quella pancia piatta mai me la sono vista nella mia vita e tantomeno mai la vedrò ora che l'età avanza.

Eppure io la mia parte l'ho sempre messa, mi sono focalizzato, ci ho messo impegno ma... nulla.

Non che io sia particolarmente grasso, ma quell'addome che tende ad essere prominente e soprattutto quella ciccetta mollina che si deposita sulla parte inferiore del ventre, azz se mi da fastidio.
Che poi ci sono pure ometti con un po' di pancettina ugualmente molto interessanti
ma io, tantomeno sono uno di questi.

Non me ne voglia l'(In)arrestabile Ringo, che prima di concedersi in quelle foto mi ha espresso più d'una perplessità rispetto al suo adipe. Ne abbiamo parlato io e lui, confessandogli che... ebbene, quello è il mio livello... niente di inguardabile, ma che però anche a me infastidisce.

E allora che fare?
Voglio qui raccogliere un po' di indizi rispetto a quello che chiamerò 3P, cioè:
Programma Pancia Piatta.

Nella mia carriera ho già messo in atto numerosi artifizi, più o meno utili.
Scrivetemi però i vostri consigli e creiamo un elenco di strategie da mettere in atto per liberarci di tutto quell'adipe di troppo.

A voi la parola!

martedì 13 marzo 2012

L'umore

È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l'innocenza. Si è disposti a soffrire. (Cesare Pavese)

Questa volontà di "vincere il mondo" in genere mi dura pochi minuti.
Non appena scendo dal letto già ho davanti gli impegni e le fatiche più rognose. Ci sono periodi dove faccio particolarmente fatica e il pessimismo mi opprime. Periodi up e periodi decisamente down. Sono ciclotimico?
Spero di no... non rientro nella sintomatologia indicata per la diagnosi.
In quei giorni bisogna davvero motivarsi.
Fare i conti con la propria incompiutezza non è per niente facile. Ma si salta giù dal letto e si riparte. Per forza. Non si può scappare dal mondo.

La toeletta del mattino è un altro momento focale. Rimettersi in ordine, lavarsi, radersi, pettinarsi, guardarsi nella propria nudità . E' bello quel momento in cui sei solo tu, in cui rendi conto niente e solo più che a te stesso. Nessun altro a cui raccontare qualcosa in quel momento. Nessuno con cui fingere, scusarsi, spiegare.

Poi la giornata parte e va come deve andare. A volte bene, a volte male. Anche le piccole cose possono cambiarti l'umore e trasformare una giornata nera in una gioia grande... o viceversa.

Sentire che però hai qualcuno con te che condivide questa tua piccola e semmai banale vita può far la differenza. A volte non basta, la distanza è ampia, i tempi lunghi... ma ricordi prima quando non c'era nessuno che ci pensava?
Così ci si attende nell'sms del mattino, o nella lunga telefonata serale... e allora si sorride. E c'è un motivo in più, quando si va a dormire, per risvegliarsi tentando quella volontà che citavo all'inizio.
Dedicato al mio amore e ai nostri sbalzi d'umore.

Elisa - Life goes on

lunedì 12 marzo 2012

Nella luce blu

Potrebbe essere un pornetto come tutti gli altri, e forse per voi lo è. Eppure c'è qualcosa che mi intriga particolarmente in questo video.
L'attore più maturo tra i due è interessante ma non "stra-bono". Il suo attrezzo è ok, eppure non "notevole", le dinamiche sono eccitanti e comunque non "wow": il classico pompino vicendevole e poi la scopata.
Ma qualcosa di particolare c'è.
C'è che il modo in cui i due fanno sesso che ai miei occhi è molto erotico perchè simula un fare all'amore. Soprattutto quando dal pompino si cercano nel bacio e come gli sguardi l'uno dell'altro si incrociano. Poi c'è l'atmosfera, quella sensazione notturna, quella luce blu che dona un che di romantico.




Scopro che l'attivo che vediamo all'opera è stato pornoattore solo a tempo determinato. La sua carriera in questo campo è durata solo 2 anni. Invece è da sempre attore e compositore per il teatro a Broadway e Off-Broadway. Insomma, di Tom Judson (nome reale, quello artistico da porno attore è Gus Mattox) non vediamo solo le vene del suo pene ma anche, forse, un pizzico di espressione della sua vena artistica.
Ho esagerato? Si!
Però il video ve lo consiglio lo stesso se volete passare una ventina di minuti con un po' di testosterone in ebollizione nel vostro corpo.

Gus Mattox e Colby Taylor nella luce blu.
video

sabato 10 marzo 2012

Le cose semplici


Una tazza di caffè,

il riposo pomeridiano,

una mano ad un amico

una birrettina tranquilla

un pompino.

Mi piace vivere di cose semplici.

giovedì 8 marzo 2012

L'amica e i pensieri sul cazzo

Un'amica al telefono mi racconta: ieri ha visto "Shame". Sconvolta.
Ma mi intrattiene raccontandomi anche un'aneddoto.
Di fianco a lei, al cinema, una coppia.
Lui, dopo cinque minuti di film, borbottando dice alla compagna: "Se adesso mi fanno vedere ancora il cazzo di questo, me ne vado. Non ho pagato il biglietto per vedere il suo cazzo".

La mia amica mi racconta i suoi pensieri. Ha pensato:
a) "ma pensa te, brutto stronzo, però non dici niente delle tette che hai visto, eh?";
b) questo fastidio per il nudo maschile dice qualcosa di latente;
c) deve averlo piccolo e gli da fastidio che la sua compagna possa far confronti dopo aver visto quello di Fassbender.

Che per inciso, ha sorpreso pure questa mia amica che aggiunge "ma se a riposo è così, chissà quando...." e poi si ferma (e mi chiedo se sarà scattato anche a lei il confronto con quello del suo partner).
Io rido e penso che non ha tutti i torti.
Sul pensiero a), sul b), sul c).
E sullo stupore per il pisellotto di Michael.

Di Shame ne avevo già parlato anche qui: link
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