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giovedì 30 agosto 2012

Palestra semivuota, piselli semipieni


La palestra è ancora semivuota. Ad agosto molti latitano.
Rimangono i rari "medioman" come me che temono che sospendere gli allenamenti anche per poco vanifichi i piccoli risultati ottenuti , oppure i "maschioni costruiti" che invece avrebbero una crisi d'astinenza a rimanere senza panca e senza pesi per più di 36 ore.

La cosa non mi dispiace. A settembre ritornerà la bolgia e porterà, come sempre, nuova gente da scoprire. Ma intanto godiamoci la calma e l'intimità.
Ieri sera, spogliatoio deserto: lunga doccia solitaria e fresca e l'ebbrezza di rivestirmi col jeans senza indossare l'intimo. Lo so che è una cavolata, ma a me quella libertà... come dire... imbarzottisce!

Lunedì invece, gli ultimi tre rimasti in palestra fino all'orario di chiusura e di conseguenza insieme sotto la doccia eravamo io, Brix e Cazzellotto.
Cazzellotto lo chiamo così perchè è un ragazzo poco degno di nota, un po' flaccidotto e molto tatuato. Troppo, soprattutto perchè l'imponenza di quella tatoo che riempie tutta la schiena (un drago cinese e una brutta geisha) mal si conciliano col toracino e la pancetta. Ma la nerchia è di notevolissimo rispetto. Un bel pisellone, non c'è che dire, grosso e lungo, anche da flaccido.
Brix invece è  una mia gran passione. Un fisico perfetto, ben costruito, definitissimo eppure lontano dall'essere massiccio e pompato. Pettorale e addominale che leccherei centimetro per centimetro, bicipiti e tricipiti tonici, spalle e schiena da ex-nuotatore. Brix (da brizzolato) avrà circa 35 anni, eppure i suoi capelli sono ormai quasi completamente bianchi; ma che fascino, ragazzi! Da ultimo... E NON PER ULTIMO, il pisellone suo: grosso, proprio grosso, sempre un po' barzotto e che si presenta un po' storto verso sinistra. Lo immagino da eretto, ancor più grosso e ancor più storto, e quel pisello importante ben si concilia col pube sempre ben ordinato, a media rasatura, e la tartaruga addominale poco sopra.

Ora, pensate che con tutti questi miei pensieri il mio pisello tradisca qualche risveglio sotto la doccia con loro? Macchè!, l'ho addomesticato bene: esercizi di una vita per rimanere ben nascosto. Giust'appena un salutare e accennato gonfiore.
Ma gli ormoni galoppano anche se in incognito e quella doccia a tre, nelle mie fantasie, porta a certi pensieri sconci che mi farebbero arrossire anche solo a scriverli sul blog.
Ma mi avete capito, vero?

martedì 28 agosto 2012

Il puzzle della vacanza


Prendi un faro, un'isola, un traghetto per arrivarci, l'auto rossa noleggiata, l'iPod connesso all'auto e la nostra musica che risuona.

Prendi il caldo che non t'aspetti lassù in quell'angolo di alta europa e col caldo la voglia di mare.
Prendi la spiaggia, sabbia a perdita d'occhio, bassa marea e le dune alle tue spalle.


Fai che sia una spiaggia nudisti e portaci L., curioso ma poco convinto, diffidente e un po' impacciato.

Prendi la campagna, i mulini a vento che ancora (r)esistono, e son di più di quanti te ne aspetti. Lasciati incuriosire, ogni volta, e non ti abitui alla meraviglia che ti danno.

Prendi le città, i tetti mansardati e i mattoni scuri, prendi i canali, le imbarcazioni ovunque, i porticcioli, le capanne di legno.


Prendi i ragazzi, alti e dai capelli biondi o rossicci. Sarà per questo che è chiamato il popolo "orange"?

Prendi le incursioni nella capitale trasgressiva, il giro nei sexy-shop, la passeggiata nell'area dei bar gay.

Prendi noi, diversi da un anno fa, quando tutte moine e romanticherie trascorravamo la nostra prima vacanza insieme, vicini vicini, attaccati e pomiciosi: ora, più abituati a stare insieme, meno sdolcinati ma forse più liberi, anche di bisticciare.

Prendi la scorta di sesso di tutte le sere e i risvegli del mattino quando ancora allunghi il braccio e cerchi chi è di fianco a te. Prendici ansimanti sulla moquette o sotto la doccia e le mani che si allungano e procurano orgasmi in auto. Prendi le foto che ci facciamo allo specchio...

Prendi l'hotel e i pensieri che si faranno su questa coppia di maschi italiani nel letto matrimoniale. Prendi il "chissenefotte" implicito su questi pensieri e al quale non badi proprio più.

Prendi soprattutto il fatto che un sisma aveva distrutto la possibilità di avere una vacanza nostra ma che noi, testardi, anche se raffazzonata all'ultimo minuto, siamo riusciti a fare. 
E abbiamo vinto.

domenica 26 agosto 2012

Se il massaggio è la scusa per il sesso a tre

Succede che ti presenti, per un massaggio integrale, da due massaggiatori che non sono in realtà professionisti del mestiere ma "solo" due giovani manzetti, poco inclini all'arte sublime del massaggio e molto capaci in quella del sesso. 
In pochi attimi si tolgono i vestiti, ancor prima che si spogli il cliente, e dedicano giusto qualche minuto al tocco rilassante con olio. Già sono accesi, per una goduriosa seduta di sesso a tre dove la varietà dei loro giochi la farà da padrona in questo video. 


Ci sono immagini e scene piccanti, situazioni curiose. E poi c'è il classico trenino che particolarmente m'intriga

Diego Sans, Eric Pryor e Chris Bines sono i protagonisti di questa azione.

Vi auguro dei buoni 20 minuti di piacere.

video

venerdì 24 agosto 2012

Che dildo vuoi?

Siparietto della vacanza con L.
Entriamo in un sexy shop, con la libertà di chi si trova lontano dai propri luoghi e la calma di curiosare senza necessariamente comprare.
Siamo li a divertirci. Ogni oggetto è fonte di piccanti commenti, ironiche battute, motivo di partecipazione delle proprie fantasie e nel giro di pochi attimi emerge la prima divergenza di idee.

Parlando di dildo io sono attirato dai falli realistici. Grossi e lunghi, carnosi e che siano i più veritieri possibili. Quindi ok a cappelle turgide, vene ben visibili, materiali morbidi.
L. ne è disgustato: Cazzi morti!, li definisce.

Lui propende per forme più avveniristiche, colori sgargianti, simulatori più tecnologici.
Cazzi che non sembrano cazzi, dico io. Utili sicuramente per il proprio piacere ma  tanto vale divertirsi con zucchine, carote e cetrioli, secondo me.

Poi  l'attenzione cade su un dildo maneggiato da un commesso:
grosso, morbido, il cazzo di un uomo di colore, con il glande più chiaro, davvero invitante e realistico. Su quello... anche L. è d'accordo con me.
Verrebbe voglia di provarlo!
...no, non era così, era di dimensioni più contenute, seppur grosso, ma molto molto più bello...

Che poi, insomma, potrebbe essere utile nei momenti solitari
ma proprio in questi giorni non abbiamo questo bisogno.

Siamo insieme, siamo in due, abbiamo appena fatto sesso prima di dormire e di nuovo al risveglio. Sana fottuta, nel matrimoniale dell'hotel e poi ancora nella doccia.
Per oggi il dildo non ci serve, finche siamo NOI. 
Ci guardiamo e ce lo diciamo: anche il dildo più bello e godurioso, comunque sia, non può abbracciare.


giovedì 23 agosto 2012

Letture d'estate: Legati alle persone

Frattanto, dentro al computer di Walter, la mascherata erotica continuava a ritmo serrato. I nuovi venuti che s'inserivano erano talmente tanti, che il canale era spesso intasato, soprattutto il venerdì sera. Si poteva provare a immettersi per ore senza ricevere altro che un segnale di occupato, una situazione che mandava in bestia i vecchi appassionati; Bulstrode non faceva che raccogliere firme su petizioni elettroniche, o spedire lettere furibonde tramite la posta elettronica agli uffici amministrativi del servizio, che erano situati a Duluth. A parte questo, le cose procedevano come al solito; ogni volta che s'inseriva, Walter era felice di vedere qualche vecchio nome familiare incastonato nella lista pornografica. 
Si continuava a raccontar bugie e a tollerarle. Che importanza aveva? In fondo forse nessuno di loro si sarebbe mai incontrato. Due degli habitué,Mastermind e Orsetto Panda si erano conosciuti, ed era stato un disastro; si erano dati un appuntamento segreto in un albergo di Washington D.C., tuttavia, quando l'eccitante week-end era finalmente arrivato, non erano ancora entrati nella loro stanza che si erano inseriti nel computer sotto la sigla congiunta "Master/Panda". Restarono lì tutto il venerdì sera e anche il sabato. Cos'è che non aveva funzionato? si chiese Walter. Forse che la presenza fisica dell'altro era più di quanto ciascuno dei due potesse sopportare? Oppure erano semplicemente rimasti talmente delusi dalla reciproca realtà smascherata che per salvare quel che potevano delle loro fantasie avevano scelto di tornare al mezzo elettronico dove era iniziato il loro corteggiamento? 

Il problema con l'intimità vera, come aveva appreso Walter molto tempo prima, è che non si può semplicemente annullarla chiudendo un interruttore. La gente vera può bussare alle porte che uno si è chiuso alle spalle; conosce il tuo nome, il tuo numero di telefono. Vive con te. E questo, decise Walter, nell'insieme non era poi tanto male. Quel che gli aveva offerto il computer era la sicurezza dell'isolamento, la sicurezza del controllo. Attraverso i circuiti arrivavano voci, parole, numeri di telefono, ma si poteva sempre interrompere la comunicazione, si poteva sempre disinnescarla. Non c'era niente da rischiare, niente da perdere, nemmeno con Bulstrode. Eppure, da quelle vette di sicurezza, da quelle vette di autoprotezione e anonimato, Walter non sognava altro che il ricco paesaggio della pericolosa pianura umana. Era strano; per la maggior parte della sua vita aveva tenuto gli occhi fissi davanti a sé, sulla legge, oppure su qualche sogno di fuga, in Europa, in Asia; aveva dato per certo che guardando soltanto davanti a sé sarebbe riuscito alla fine a liberarsi della tristezza e della insoddisfazione della sua infanzia. Ma più si spingeva lontano, più si rendeva conto che, gli piacesse o no, era indissolubilmente legato alle persone che erano state importanti per lui e a quelle che lo erano ancora, le persone il cui amore lo definiva, la cui morte lo avrebbe sconvolto. Non avrebbe mai voluto, non avrebbe mai potuto essere Bulstrode, uno che s'inventava da sé, intoccabile, un viaggiatore della tastiera. E di questo era contento. [...] 

Spense la macchina. Da qualche parte in casa c'era Danny. Che fare? Che dirgli? 
S'incamminò, poi, per un attimo, esitò. 
Non fare l'idiota, si rimproverò. Vai da lui. 
Danny era seduto al tavolo di cucina, a leggere il giornale. 
Avvicinandoglisi da dietro, Walter fu improvvisamente invaso da una ondata di affetto per il suo collo ben rasato, la sua bella testa rotonda. 
«Danny...» disse. 
«Sì?»
«Danny, io...» Esitò. 
Danny posò il giornale, girò la seggiola per guardarlo. «Che c'è, Walt?» 
«Mi sei mancato» disse Walter. 
Danny alzò gli occhi su di lui. Walter aveva le braccia dietro la schiena e la testa piegata in avanti, come un bambino che faccia penitenza. 
«Ma io non sono andato da nessuna parte» disse Danny piano. «Io sì invece.» 
Danny allungò una mano, e fece una lieve carezza sulla guancia di Walter. «E adesso sei tornato?» gli chiese.
«Sono tornato» disse Walter. «Sono tornato.»
(David Leavitt - Eguali Amori)

lunedì 20 agosto 2012

Letture d'estate: Tradimenti virtuali

II sette di marzo se ne andò così com'era venuto. Walter non lasciò il suo lavoro. In ufficio la sua segretaria celebrò l'inizio del sesto anno di lavoro con lui con il dono di un garofano e di una cartolina che, una volta aperta, cantava il Valzer delle candele con voce metallica da computer. A parte questo, gli unici altri segni della ricorrenza furono una lettera di uno dei soci che sì congratulava con Walter per il lavoro svolto ed esprimeva la speranza che la sua collaborazione sarebbe durata altri cinque anni, e un messaggio della posta elettronica che trovò accendendo il computer dell'ufficio nelle prime ore della serata dell'anniversario. Era di Bulstrode, uno dei suoi amici di computer. 

Per: Avvocato Bonazzo 
Da: Bulstrode 
Oggetto: Quinto Anniversario 
Walter, 
Congratulazioni! Hai appena superato il punto di non ritorno. Hai resistito alle tentazioni e ci sono grosse ricompense in serbo per te. Benvenuto nel mondo vero! Addio sogni e chimere giovanili! Aspetta di battere i quaranta! 
Con affetto, Bullie. 

Walter sorrise, gli parve una strana ironia che tra tutte le persone della sua vita, soltanto Bulstrode, che in fondo non faceva affatto parte della sua vita, si fosse preso la briga di notare la scadenza di questo giorno piuttosto significativo. 
Bulstrode era un banchiere di Louisville, Kentucky, e si erano conosciuti (se conoscersi era la parola giusta) in una uggiosa domenica invernale in cui Walter stava passando in rassegna l'elenco dei nomi memorizzati nel canale gay del compuservice in cerca di qualche approccio amoroso o di una conversazione oscena. (Il tutto veniva descritto agli amici come "pornografia interattiva".) Walter si era divertito la prima volta che, tra tanti Schiavi Consenzienti, Mutandine Sudate, Bulloni a Presa Rapida, e Punte Erette aveva notato la sigla insolita e aggressiva del suo amico di Louisville, e dato che Bulstrode era uno dei personaggi preferiti di uno dei suoi libri preferiti, Middlemarch, gli inviò un messaggio chiedendogli se fosse davvero da intendersi come un'allusione letteraria. Bulstrode rispose chiedendo una chiacchierata; così si chiusero in ritiro in quella piccola stanza privata immaginaria dove Bulstrode ammise che Walter aveva indovinato la fonte della sua ispirazione. Era Bulstrode perché Bulstrode, come lui, era un banchiere, e poi sufficientemente violento da interessare anche i meno colti. Ma chi era questo Avvocato Bonazzo che aveva riconosciuto un personaggio di Middlemarch? E che cosa ci faceva in quel mondo di computer semianalfabeta? «Informazioni» digitò Bulstrode, «voglio informazioni!» 



Nelle sue passate comunicazioni al computer Walter era stato reticente, restio a fornire informazioni reali, ma Bulstrode per qualche ragione lo metteva a suo agio. Walter ammise alcuni fatti salienti, badando bene a non essere troppo specifico, e poi fece a Bulstrode delle domande sul suo conto, argomento che questi non toccava con molta facilità, non tanto, sospettò Walter, perché avesse qualche cosa da nascondere, quanto perché i fatti della sua vita semplicemente non avevano per lui molto interesse. La biografia di Bulstrode, di cui vennero forniti alcuni brani, non apparteneva al mondo reale, fu chiaro abbastanza presto. 
Quando Walter gli chiese quanti anni avesse, lui rispose «Bulstrode ne ha trentadue» cosa che gli fece venire il sospetto che il banchiere di Louisville fosse notevolmente più vecchio. Nel frattempo, Bulstrode rivelò di avere più di un alter ego: in momenti di estrema frociaggine era "Rick-18", e al massimo della fregola era "Padrone Spietato". Il suo nome vero era George o Martin, a seconda di quando glielo si chiedeva. Disse di essere alto un metro e novanta e di pesare ottantacinque chili, di avere capelli castani, occhi azzurri, la barba, un petto mediamente villoso e un cazzo lungo ventitré centimetri. Probabilmente erano tutte bugie. Perché non mentire, dopotutto, quando c'erano tante barriere fra te e la persona a cui stavi parlando? Che male poteva fare? Comunque, questi particolari, una volta liquidati, non ebbero mai molto peso nelle conversazioni di Walter e Bulstrode, persino quando queste conversazioni prendevano una piega decisamente sessuale.



Una fredda domenica sera Bulstrode chiese a Walter di telefonargli. Parve un passo inevitabile, come i rapporti sessuali al terzo appuntamento. Walter era nervoso ed eccitato mentre componeva il numero, come se fosse sul punto di fare qualcosa di proibito, ma in realtà non fece che premere dieci tasti, cui seguì una lontana serie di squilli. 
«Pronto?» 
«Bulstrode?» chiese Walter. 
«Walter? Salve!» e Bulstrode scoppiò a ridere. Aveva una bella voce baritonale con un lieve e delicato accento meridionale. «Sono felice di parlarti!» 
 «Anch'io.» 
 «Hai una bella voce. Molto mascolina, molto sexy.» 
 «Grazie, anche tu.» 
 Tacquero per qualche secondo, nervosamente, poi Bulstrode disse: «Non riesco a crederci. Finalmente sento la tua voce vera. E sai una cosa? È esattamente come me l'aspettavo». 
Bulstrode era un veterano assiduo del canale gay, e intratteneva relazioni costanti con i suoi frequentatori da quasi tre anni. «Ho avuto anche un buon numero di avventure grazie a questo canale» disse a Walter. «Per esempio, hai mai notato un tipo che di quando in quando, non troppo spesso, compare sotto la sigla "Barracuda"?» 
«Non ne sono sicuro» ammise Walter. 
«Be', è un ragazzo di Boston, uno studente di Scienze Comparate al M.I.T. Ho avuto una storia d'amore piuttosto importante con lui l'anno scorso. Ci siamo lasciati solo un paio di mesi fa.» 
«Veramente?» fece Walter. «Oh, fantastico! Non avevo mai immaginato che si potesse iniziare un rapporto vero e proprio... in questo modo.» 
«Be', sai, è stata praticamente la relazione gay più seria che abbia avuto finora» disse Bulstrode. «Jimmy, questo era il suo nome... be', lui e io eravamo veramente innamorati. È stata la cosa più bella e più difficile che mi sia mai capitata.» 
«I rapporti a distanza sono piuttosto duri» disse Walter affabilmente. (Aveva appena visto un episodio di uno sceneggiato dedicato all'argomento.) 
«Andavi tu da lui o veniva lui a trovarti?» 
«Oh, non ci siamo mai incontrati» disse Bulstrode. 
Per un secondo, Walter tacque. «Non vi siete mai incontrati?» 
«Oh no. Abbiamo solo parlato al telefono.» 
«Ah.» 
«Sì. Tutti i giorni, spesso più di una volta. E poi un bel giorno io gli telefono e lui mi dice che non ce la fa più, che sta diventando troppo coinvolgente. Cosi, di punto in bianco, rompe. Personalmente, penso che sia stato suo padre. Suo padre lo stava torchiando un po' troppo sul fatto che era gay. E poi, un bel giorno, vengo a sapere che ha cambiato numero di telefono. Gli ho lasciato della posta elettronica, ma lui l'ha ignorata.» Bulstrode sospirò. «Peccato. Ero veramente pazzo di lui. E sessualmente eravamo sintonizzati alla perfezione. Come succede a poca gente nella vita. Gesù, non ho mai fatto l'amore così.» 
«Vuoi dire amore al telefono?» chiese Walter cautamente. 
«Sì, naturalmente. Il più intenso, il più incredibile, il più arrapato amore telefonico che abbia mai avuto. Talvolta restavamo al telefono per cinque o sei ore. Lui veniva sempre tre o quattro volte ma io mi trattenevo. Volevo aspettare fino all'ultimo momento per esplodere al massimo.» 
«Ti piace aspettare molto prima di venire?» 
«Sicuro. E a te?» 

La loro conversazione prese una piega diversa. Dopo, sudato ed esausto, Walter s'infilò a letto vicino a Danny, che era sdraiato rigido, con la faccia alla parete. 
«Ti sei divertito con i tuoi ragazzi?» chiese Danny. 
«Certo» disse Walter. 
Cercò di ridere di quello che gli era appena successo, di trasformarlo in uno scherzo, in un blando passatempo, come Danny immaginava che fosse, ma per tutta la notte Walter non riusci a togliersi di mente Bulstrode. C'era qualcosa d'irresistibile in lui, nella sua incorporeità, come se fosse veramente l'amico immaginario che la maggior parte dei bambini a un certo punto della vita si inventa. Prima di Bulstrode, Walter era rimasto risolutamente anonimo al computer, ma ora qualcosa in quella voce suadente lo convinceva a dire tutto. Com'era sconcertante vivere così, senza mai doversi toccare, senza neanche dover mostrare la propria faccia! Una vita così non richiedeva nessuna responsabilità, nessuna preoccupazione. A casa, con Danny, ultimamente era stato afflitto da una specie di insensibilità, da una mancanza di desiderio sessuale verso il corpo del suo amante, di cui non riusciva a trovare le ragioni: qui, dopotutto, c'era la stessa carne che aveva suscitato in lui una lussuria incomparabile solo pochi mesi prima, e ora avrebbe anche potuto essere uno gnocco di pasta cruda, per l'eccitazione che riusciva a procurargli. Era colpa del tempo? si chiese. Succedeva a tutte le coppie prima o poi? Forse un corpo può suscitare in un altro solo una data quantità di lussuria, forse c'è solo un determinato numero di orgasmi prima che il corpo dell'amato si svuoti completamente del misterioso succo dell'attrazione, e tuttavia Danny non sembrava avere gli stessi problemi. Quella notte, dopo che Walter si era girato dall'altra parte per dormire, Danny gli piombò addosso all'improvviso, prendendolo tra le braccia e allungandogli una mano sul ventre, chiaramente in preda, persino adesso, allo stesso vecchio desiderio cominciato tanti anni fa, in un dormitorio di Yale. 
«Non adesso» sussurrò Walter. «Devo dormire.» 
«Che succede?» chiese Danny. «Vuoi tenerlo in serbo per Mutandine Calde?» Rise con una sfumatura di sarcasmo, o almeno così parve a Walter, e poi si allontanò da lui. 
«Bulstrode» disse Walter, ma non articolò la parola, e dalle sue labbra non sfuggì alcun suono. 

Attraverso centinaia di miglia di cavo telefonico, la sera successiva, Walter raccontò a Bulstrode di suo padre e di sua madre, di sua sorella, del suo cane. Gli confessò la sua crescente ambivalenza sessuale nei confronti di Danny. Ammise di essere assuefatto alla pornografia. Bulstrode assorbì tutto questo, nell'enorme silenzio crepitante dall'altra parte del cavo telefonico. Non offrì quasi nulla in cambio perché non aveva quasi nulla da offrire. Per quel che Walter sapeva di lui, negli ultimi anni Bulstrode si era dato sempre di più al computer finché la sua vita esterna, la sua vita nel mondo, non si era erosa, e si era staccata come un guscio secco. Quanto alla vita del canale, era una faccenda diversa. In questo caso era pieno di storie, di aneddoti, di avvenimenti. [...] 
«Walter» disse Bulstrode, dopo qualche secondo di silenzio. «Posso dirti una cosa?» 
«Ma certo» disse Walter. 
«Mi piaci davvero.» 
«Anche tu.» 
«No, io dico sul serio. Voglio dire che... Io... io ti amo.» 
«Ah...» fece Walter. 
«Ti secca che te l'abbia detto?» 
«No, non sono seccato, solo che...» 
«Solo cosa?» 
«Be'... non ci siamo mai incontrati.» 
«A me sembra di conoscerti.» 
«Sì, ma non so, mi sembra strano. Come fai ad amare una persona che non hai neanche mai visto?» 
«Ma io ti ho visto. Ti ho visto con la fantasia. Non è meglio così? Così niente può rovinarti ai miei occhi. Cosi sarai sempre perfetto.»
«Ma io non sono perfetto» disse Walter. «E questo non è amore.» 
«Ciascuno ha la propria definizione di amore» disse Bulstrode. «Comunque non te la prendere così. Non pretendo di essere ricambiato. Volevo solo che lo sapessi... Che sapessi a che punto erano arrivati i miei sentimenti.» 

Walter tacque per un momento, alla ricerca di qualcosa da dire. «Be', sono contento che tu me lo abbia detto» disse alla fine. «Sono, ehm, commosso.» Si schiarì la gola. «Scusa, ma adesso farei meglio ad andare, devo tornare a casa.» 
«Non sei arrapato?» chiese Bulstrode. 
«Stasera no, forse domani...» 
«A che ora?» 
«Non saprei, verso le sette.» 
«Chiamo io?» 
«No, incontriamoci sul computer. D'accordo?» 
«D'accordo.» Walter riattaccò. 
All'improvviso si vergognava, ed era spaventato come se avesse davvero avuto una relazione, e la relazione gli avesse preso la mano. Naturalmente non era così. Poteva cambiare il suo numero di telefono, decidere di non accendere mai più il computer, e Bulstrode sarebbe scomparso dalla sua vita. Non ci sarebbe stato niente da confessare a Danny; Danny avrebbe riso. Scomparso! Come faceva Bulstrode a scomparire? Non esisteva neanche. Chi era, che aspetto aveva, quanti anni aveva, persino il suo nome, tutte queste cose erano misteriose. La sua casa era misteriosa, i suoi abiti erano misteriosi. Tuttavia lui e Walter avevano avuto le conversazioni che hanno gli amanti, si erano procurati a vicenda orgasmi come succede agli amanti. Dove sei? gli aveva chiesto Bulstrode. Che cosa hai indosso? Slacciati i pantaloni. Apriti la camicia. Immaginati che ti stia baciando, che ti stia svestendo. Immagina che stia facendo l'amore con te. 

A quanto pareva Bulstrode aveva cessato di credere nella barriera tra immaginazione e realtà. E perché no? Cosa siamo noi, in fondo, si chiese Walter, se non voci, sinapsi, impulsi elettrici? Quando il corpo di una persona tocca il corpo di un'altra, delle sostanze chimiche sotto la pelle si scompongono e si ricombinano, liberando scintille elettriche, che, di neurone in neurone, balzano fino al cervello. Era così diverso da quel che succedeva quando le dita spingevano dei bottoni su una tastiera che inviava dei segnali attraverso il cavo telefonico a un'altra tastiera, ad altre dita? Non c'era forse in tutto questo qualcosa di simile a un tocco? Walter non faceva che udire gente lamentarsi per com'era fatta, non faceva che sentirli dire quanto desideravano essere diversi, essere più grandi, essere più piccoli, più intelligenti, più sexy, più magri. Bulstrode aveva trovato un modo per risolvere tutto questo, aveva scoperto come divenire l'Io che aveva immaginato, l'Io che la sua vera vita, apparentemente, gli impediva di divenire. E Walter capiva. Più di una volta si era fermato di fronte allo specchio dell'atrio del World Trade Center, colpito da quell'uomo distinto in abito scuro e cravatta che gli si parava di fronte con tanta sicurezza e tanto fascino, e si era chiesto come fosse possibile che quell'uomo fosse lui. C'era gente che inventava se stessa. E tuttavia ce n'erano altri - Danny, sua madre - che sembravano dire: io sono quello che sono stato, il posto da cui vengo, chi erano mia madre e mio padre. Il passato mi forma. Il passato mi possiede. L'abisso della famiglia lanciava a Walter richiami interminabili, c'erano voci che lo scongiuravano di riconoscere il proprio legame inseparabile con le mani, le voci, gli odori, le unghie sporche e i baci umidicci, le macchie sanguigne di rossetto, mentre dall'altra parte c'era Bulstrode, solo e unicamente se stesso, che dichiarava a Walter il suo strano amore incorporeo. Bulstrode voleva forse che Walter lasciasse Danny per lui? E in tal caso, dove sarebbe andato? Avrebbero vissuto per sempre nel piccolo corridoio angusto della non corporeità, in un interminabile chiacchiericcio privato? Il suo mondo sarebbe diventato una cabina telefonica? 

Pensando a tutto questo, si spaventò, e all'improvviso desiderò ardentemente di essere toccato. Andò da Danny. Chiamandolo per nome, saettò attraverso la casa, fino in camera da letto, dove Danny stava guardando la televisione, e gli si gettò addosso, professandogli il suo amore nel modo chiassoso e sospetto di un marito che è appena tornato da una puttana. Danny rise e lo allontanò da sé. «Non riesco a respirare» gli disse. «Mi stai soffocando. Gesù!» Walter rotolò via, ansimando. «Che ti succede?» chiese Danny, «non fai mai così.» Walter ansimava. Sullo schermo televisivo alcuni medici in camice bianco si affrettavano lungo i corridoi, spingendo pazienti dagli occhi spaventati sui lettini a rotelle. 

Un tempo Walter conosceva una donna sorda. Viveva nell'altra parte della casa bifamiliare di cui lui e sua madre condividevano l'usufrutto dopo il divorzio. Si chiamava Jeanette, e vendeva hot pants porta a porta. Walter ricordava sua madre strizzata nei rossi pantaloncini aderenti, con le gambe che tremolavano come gelatina mentre si girava di fronte allo specchio mormorando: «Non saprei». La donna sorda era loquace, e aveva una voce gutturale vaga e approssimativa che lui adorava ascoltare. Quel che lo sconcertava era come la donna, pur non avendo mai udito alcun suono, riuscisse egualmente a contrarre i muscoli della gola, fiduciosa che qualsiasi forma di comunicazione ne fosse risultata, avrebbe assunto una sua vita in quel mondo che per lei esisteva solo come un atto di fede. In fondo, non era così anche l'amore? Un semplice gesto compiuto attraverso abissi di ignoto? Se questo era vero, allora Bulstrode, nel suo isolamento, nel suo spaziare per tutto il continente, era semplicemente, perfettamente umano. Eppure, Walter non sopportava l'idea di risentire la sua voce. Si aggrappò invece a Danny, trascorse tutto il tempo possibile a coccolare o a baciare Danny. 

Dopo una settimana circa,quando s'inserì di nuovo sul computer, fu sorpreso di non trovare alcun messaggio, neanche della posta elettronica da Bulstrode. Non ne capì bene il motivo, e non capì neanche se ne era contento. Forse Bulstrode si vergognava di essere stato rimbeccato nel suo momento di maggior tenerezza; forse, nel suo mondo ristretto, non riusciva più a sopportare il suono della voce di Walter, o la vista del suo nome, adesso che Walter aveva ricevuto e ridicolizzato la sua offerta più intima. Ma Walter pensò che era più probabile che avesse trovato un altro dei tanti Burinotti Sexy e Top Gun, un altro amico lontano con cui parlare, ridere, confidarsi a tante miglia di distanza, e passare le ore più solitarie.

(David Leavitt - Eguali Amori)

giovedì 16 agosto 2012

Letture d'estate: Ti piacciono grossi?


Il dialogo tra sorella e fratello gay:


...«Comunque, mi sono proprio piaciuti, gli uomini, voglio dire, anche se francamente non capisco tutto questo cancan che si fa sui peni. Personalmente mi sembrano decisamente brutti.»
«Sui gusti non si discute.»
April gli lanciò un'occhiata maliziosa. «Immagino che a te piacciano.»
«Oh, sì.»
«Ti piacciono grossi?»
La faccia di Danny divenne paonazza. «April!»
«Io ho risposto alla tua domanda adesso tu rispondi alla mia. Ti piacciono grossi?»
Danny balbettò: «Be'... certo... penso di sì...»
«È grosso quello di Walter?»
«April, mi rifiuto...»
«Ma dai.»
«Non ho idea, la misura non è poi così importante...»
«Allora è piccolo.»
«No!»
«Allora è proprio grosso!» Si diede una manata sul ginocchio. «Lo sapevo. Dicono che lo si vede dal modo in cui un uomo cammina, anche se non ho mai capito se questo si riferisca al suo atteggiamento oppure letteralmente alla maniera in cui cammina...»
«Be', non è proprio enorme, April...»
«Quant'è grosso?»
Danny fece un gesto approssimativo con le mani.
«È grosso come quello del tipo che sta sulla spiaggia?»
«No» disse Danny. «Ma è grosso... quanto basta.» Si lasciò ricadere sulla sabbia, ridendo di imbarazzo... 

(Eguali Amori - David Leavitt)


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