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lunedì 9 luglio 2012

L'intercity

E' una sera di dicembre e ho ventiquattro anni.
Sono su un intercity che da Milano va a Bologna. La società per cui lavoro mi manda verso la costa adriatica.
Ventiquattro anni e l'ormone nel corpo. Nei momenti in cui stacco da casa per il lavoro voglio respirare una libertà sessuale che non ho.
E' il 1994 e il porno è ancora su supporto cartaceo o in vhs. Internet è nato solo 3 anni prima e non è ancora diffuso. Ventiquattro anni, la mia vita in provincia, una fase gay solo percepita ma ancora negata e così, Milano e l'anonimato dell'edicola della Stazione Centrale, mi hanno permesso di comprare una rivista porno che mi porto appresso. La rivista è rigorosamente etero, neanche mi azzardo ad avvicinarmi con piena coscienza al mondo gay.

Salgo sul treno. E' il classico intercity a scompartimenti.
Deserto. Stranamente deserto.
Sento una voce maschile che parla ma non sento interazione. Mi dirigo verso la voce e noto in uno scompartimento un bel ragazzo che parla al cellulare. Ripeto, siamo nel 1994, internet è appena arrivato e i cellulari pure.
E' strano e privilegiato quel ragazzo che ha la fortuna di possedere un aggeggio elettronico di quel tipo. I comuni mortali usano ancora le schede telefoniche nelle cabine pubbliche.
E' strano ma bello. Giovane, completamente rasato, vestito con pantaloni mimetici e ai piedi degli anfibi neri. Ha qualcosa che mi ricorda Alex Baroni, cantante in voga in quegli anni. Ha bei muscoli, e glieli vedo perchè, lo strano è che a dicembre tutta la gente è imbacuccata nei giubbotti mentre lui ha il "chiodo" gettato sul sedile e ora indossa solo una canottiera attillata scura, così i bicipiti sono in bella mostra. Parla al telefono, parla molto, e qualcosa nell'inflessione tradisce un accento effemminato.Entro nello scompartimento precedente al suo ed è un sollievo l'idea di avere un treno vuoto ed uno scompartimento tutto per me.

Il viaggio inizia e Bologna è distante due ore. Non ci saranno fermate intermedie. Ma non solo il mio scompartimento è vuoto, lo è tutta la carrozza. Solo due persone. Io in uno scompartimento, quel ragazzo in quello successivo. Ho con me quella rivista porno. Non vedo l'ora di guardarla. Chiudo le tendine che danno verso il corridoio e inizio a sfogliarla. E' eccitante ma frustrante dover contenere l'erezione e la voglia nei pantaloni. Dopo un po' la ripongo nel mio borsone e riapro le tendine.

Siamo ben oltre la metà del percorso quando quel ragazzo esce nel corridoio e ancora si mette a telefonare ad alta voce. Cammina avanti e indietro, lo guardo di sottecchi e penso che mi piace proprio. Maschio, muscoloso, alto e imponente. Solo non amo quell'inflessione femminile nella voce. Finisce di telefonare ma continua a passeggiare avanti e indietro nel corridoio passando continuamente davanti a me. Mi guarda più volte. Io fingo di non accorgermene ma la situazione mi eccita. Ho già nei pantaloni la carica lasciata da quella rivista porno e penso che siano quegli ormoni a farmi fantasticare una situazione che invece non esiste.

Ad un certo punto si ferma proprio davanti al mio vano e si china. Si allaccia (o finge di allacciare) i suoi anfibi. Mentre lo fa continua a guardar verso di me. Poi si rialza e rimane appoggiato ai finestrini, non guarda fuori ma ancora nella mia direzione. Le sue occhiate sono furtive, io continuo a pensare che quella che mi sto creando sia solo una fantasia. Lui rimane lì per molti minuti e io sono eccitato ma anche paralizzato dalla paura. Paura che qualcosa accada, paura che ciò che sto desiderando si realizzi, paura che "sia troppo tardi" per rimediare a ciò che vorrei fare. Ma resto lì, appunto paralizzato.
Tengo lo sguardo basso, cerco di non rivolgerlo verso di lui ma la coda dell'occhio, furtiva, mi scappa. Così mi accorgo che si è messo le mani in tasca e che si sta toccando. Si tocca e guarda verso di me. Ormai i segnali sono chiari, inequivocabili, eppure io ancora sono in blocco: terrorizzato e desideroso allo stesso tempo, non voglio capire. Non alzo lo sguardo per un bel po', mi sembra che nulla accada, poi, dopo alcuni minuti, la coda dell'occhio si rialza e lui è di nuovo lì, di nuovo con le mani in tasca ma la patta dei pantaloni ora è aperta. Si, aperta, al punto che vedo chiaramente lo slip bianco e il gonfiore del suo pacco. Il segnale ormai è chiaro, non sto immaginando e la mia mente passa dal "Dio, fa che non succeda" al "Dio fa che succeda". Con tutto il coraggio che ho in corpo, alzo solo la testa, lo guardo e gli riguardo la patta aperta. Faccio solo una cosa: annuisco.

Ricordo ancora ogni dettaglio. Al mio cenno apre la porta dello scompartimento ed entra.
Chiude la porta, chiude le tendine. Gira l'interrutore elettrico sulla mezza luce poi si siede di fronte a me.
Attende.
La mia eccitazione esplode, abbasso la zip, abbasso l'elastico dello slip e forzando il mio pene completamente eretto lo libero dalla morsa dei pantaloni. Lui rimane fermo e mi guarda. Non so che fare. Inizio a masturbarmi.

E' dai tempi delle seghe con gli amici, dai pompini fatti con quell'amico particolare (robe da adolescenti etero-confusi, mi dicevo nella mia testa) che non ho più avuto a che fare con il cazzo di un'altro uomo. E' da quelle seghe che però ho smesso di farmi le paranoie riguardo alla mia dotazione, dove capisco che senza essere superdotato posso competere egregiamente. Eppure ora, di fronte a quel ragazzone così grande, grosso, muscoloso, mentre mi masturbo ho paura che non basti, mi sminuisco.

Finalmente anche lui estrae il suo attrezzo, e ne esce una nerchia davvero grossa di circonferenza. La fisso inebetito. Pochi secondi, io al mio sedile, lui al suo e ci masturbiamo guardandoci.
Lui, fino a pochi minuti prima audace, ora non fa una mossa e attende i miei passi. Io non resisto più. Mi alzo e mi sposto sedendomici di fianco, glielo prendo in mano e allora anche lui fa così con me. Per poco. Si perchè non resisto oltre e mi chino su di lui, e ingoio completamente quel cazzo.

Forse ne è sorpreso ma continua a masturbarmi a colpi decisi. Son solo pochi attimi, io vengo, subito, abbondante, immediato e inaspettato. Ricordo ancora lo sperma che va a sporcare i miei pantaloni di fustagno. Ma non appena venuto mi stacco da lui e anch'egli eiacula e il suo sperma finisce sul velluto rosso del sedile. E' tutto silenzio. Non ci siamo detti neanche una parola fino ad ora. Passa l'eccitazione ed è un frastuono nella mia testa: oddio che cosa ho fatto, oddio sono gay! Frastuono dentro. Fuori invece solo il rumore del treno. Noi, davvero, neanche una parola.

Lui si alza, si ricompone la patta, passa lo stivale sul sedile, come spegnesse una cicca di sigaretta, per ripulire la sua traccia. Mi sembra un gesto volgare, lui ora mi sembra volgare. Io corro in bagno e mi rinchiudo dentro. Cerco di pulire dai pantaloni la macchia di sperma con della carta. Ho paura, senso di colpa, la macchia ha lasciato un alone visibile, ho paura che l'alone di quanto è successo non si cancellerà più neppure dalla mia mente. Mi fa schifo, mi faccio schifo, continuo a sputare per pulirmi la bocca e quando dopo un bel po' esco dal bagno me lo ritrovo lì, davanti alla porta, e mi parla. "Di dove sei? Ti fermi a Bologna?"

Oddio, che cosa vuole questo da me? Rispondo a monosillabi e vorrei essere giù da quel treno deserto. Non vederlo più, dimenticarlo. Per fortuna siamo già davvero arrivati. Scendiamo. Lui, gentile e sornione ammicca e saluta, io tiro dritto impaurito. Spero che neppure guardi quale coincidenza devo prendere. Spero che questa situazione abbia fine completamente, del tutto, per sempre. Sto male, mi si legge in faccia. Mi sento immaturo, un ragazzino, forse lo sono, e tremo, mi sento fuori controllo. Arrivo a destinazione e il collega che viene a prendermi in stazione se ne accorge. "Cosa c'è? Ti è successo qualcosa?" "Litigi a casa" dico io, e intanto tengo il giubbotto ben abbassato a coprire la macchia di sperma sui pantaloni. Cerco di ridarmi tono, contegno. Vado a letto presto e le lacrime mi accompagneranno fino a farmi addormentare. La coscienza di quanto accaduto è la prima vera presa di coscienza di quello che non voglio essere. Un dramma.

Il mattino dopo mi risveglio e mi sento schizofrenico. L'immagine di me su quel treno mi schifa ma anche mi eccita. Nei giorni successivi quando in bagno mi masturbo continuo a sognare quella nerchia esagerata nella mia bocca. Dopo il coito, mi coglie la tristezza. Ho paura di questa verità. Ho paura di quel che sono. Passa una settimana e io continuo a non stare bene. C'è una cattedrale sulla strada verso il lavoro ed entro. E' una vita che non mi confesso. Forse che il perdono del prete o di quel Dio di cui dubito mi aiuterà a togliere il peso che mi porto dentro? Mi aspetto già le sue parole: parlerà di "atti contro natura", si scandalizzerà, ma una ramanzina è quello che voglio. Se il prete mi punirà sarà un modo per espiare la mia "colpa" e un modo poi per svoltare pagina.

Entro nel confessionale, c'è un prete anzianissimo dall'alito pestilenziale. Speravo in uno un po' più giovane, più moderno, più "aperto", sarebbe stato più facile parlare. "E' la colpa che devo pagare", penso.
Non so come, ma le parole mi escono facilmente. Racconto come un fiume in piena quanto ho fatto, non ometto i particolari, è una liberazione. Piango. Lui ascolta.Poi mi sorride. Un sorriso sdentato ma dolce. "Va bene così", mi dice. "Non è caduto il mondo, non deve cadere il tuo mondo. Devi solo volerti più bene". Mi ricordo ancora quelle parole. Poi fa un discorso lungo dove mi dice grossomodo che il peccato più grande non è stato l'atto compiuto ma l'aver pensato che Dio mi volesse male per quello che sono. Mi assolve. Mi benedice. Non mi da la penitenza.

Mi ritrovo giorni dopo a rimettere i pantaloni di fustagno. La macchia di sperma è stata lavata, il "peccato" ripulito. Dentro di me però devo accettare questa nuova voce, questa nuova consapevolezza. Ci vorranno ancora anni. Non mi aiuteranno le persone e i contesti omofobi in cui vivo, a rasserenarmi. Non mancheranno le incazzature con me stesso, con il mondo, le ribellioni ancora contro la chiesa e il clero ottuso. Mai però avrei creduto di essere grato ad un prete: "non deve cadere il tuo mondo, devi solo volerti più bene".

Ci vorrà ancora tempo per accettarmi, passerà più di un decennio, fino a... sembra l'altro ieri. Sono solo cinque-sei anni che va decisamente meglio dentro di me. Come accade? In realtà non succede nulla di nuovo, mi vince la stanchezza e smetto di resistermi. Mi ammorbidisco, mi lascio andare, inizio a piacermi anche così, gay.

Resto nell'armadio. Non posso, non voglio complicarmi ulteriormente la vita con un coming out tardivo, destabilizzante, problematico, che rimetta nuovamente in gioco la mia esistenza. Ne ho passate tante e no, non ho voglia di ripartire dallo start come nel gioco dell'oca. Sono nell'armadio si, ma sorrido, perchè dall'armadio sgattaiolo e godo e vivo. Finchè non casca il mondo, a volermi bene ci provo.

63 commenti:

  1. Che esperienza....sconvolgente.
    Forse troppo inaspettata per essere accettata per quello che era. (fosse successo a me sarei finito in un rifugio antiatomico, altro che armadio!)
    E nell'italia di provincia di quegli anni... beh, diciamo che avendoci vissuto so benissimo che problemi c'erano. Adesso c'è internet, la tv, tante cose sono più facili, quasi normali. Combattere con un'idea di anormalità che in milioni si sono coalizzati per metterti in testa non è facile. A volte nemmeno possibile.
    Bellissima la storia del prete che ti dice quello che ogni persona dotata di cuore ti avrebbe dovuto dire, al di là dei preconcetti e delle omofobie.
    Fai bene a non voler destabilizzare la tua felicità così com'è ora: il coming out non è mica un obbligo, ci mancherebbe! Intanto vivi la tua storia finchè vuoi (sai già che ti invidio, vero? :), e non smettere di cercare la tua felicità (e ... ehm... anche le altre cose collegate ;)

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  2. Ehehehe che emozioni, io conservo ancora gelosamente il primo giornalino porno comprato a 13 anni dal giornalaio gay compiacente ehehe

    Capisco anche il resto, ma sono dell'idea che se tu avessi la possibilità di vivere il tuo amore quotidianamente, potresti prendere in considerazione l'idea di uscire un po da quell'armadio...ma non per diventare platinette, solo per respirare il tuo amore liberamente.
    Auuuuuu!!!!!

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    1. Eh no, qualora uscissi, Platinette mi farebbe una pippa! ;)

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  3. Penso sia la prima volta che riesco a inquadrarti come persona.
    E' stato un post molto emozionante, forse il più bello mai letto perché personale e vero...
    Molto belle le ultime parole, il tuo armadio ti protegge e ti fa da casa... chi ti dice che devi per forza uscire fuori e abbandonarlo.. la nostra vita la decidiamo noi e ti capisco benissimo se vuoi vivere li dentro :)... e ti rubo la frase "non deve cadere il tuo mondo, devi solo volerti più bene".. la prenderò come esempio :)

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    1. Ognuno cerca le soluzioni che sente migliori per se. Anche quando non sembrano (e forse non sono) le migliori per gli altri. :)

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  4. Mi sono identificato con te quando parli della sensazione post-sesso. La mia prima volta, lo scorso anno, è andata così anche per me, anzi per la verità anche la seconda e la terza, sempre l'anno scorso. Mi sono messo a piangere e mi sono lavato la bocca da quanto me la sentivo sporca dopo aver fatto delle pompe. Mi sentivo talmente in colpa e tutt'oggi il senso di colpa permane, anche se ora è cambiato il motivo. Se prima ritenevo di avere qualcosa che non funzionava, ora mi sento in colpa perché non riesco ad avere una relazione stabile e gli incontri si sono limitati fondamentalmente a puro sesso con sconosciuti o quasi. E sinceramente se ci ripenso rimango quasi schifato da me stesso per questo, per aver cercato del sesso fine a se stesso.

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    1. Sono d'accordo con ciò che ti dice Alberto qui sotto.
      E voglio confortarti che l'esperienza dello schifo è abbastanza comune. Volersi bene credo significhi anche fare i conti con i propri percorsi, i propri tempi, le proprie esigente e peculiarità. Mai forzarsi.

      Non so se l'hai mai letto, ma l'esperienza dell'iniziazione al mondo gay e allo schifo era stata anche qua, la storia di Denis:
      http://hereinthecloset.blogspot.it/2009/06/denis1_19.html

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  5. Caspita! Talmente reale che mi sembrava uno di quei racconti da rotocalco. Quella iper realtà che è tanto vera da sembrare finta: "guarda!!! sembra finto!!!".
    E invece, guarda un po', è sempre la vita, la realtà a stupirci!
    Guarda che secondo me, tu hai più coraggio di quel che credi, tu sei più forte di quel che credi, secondo me tu puoi fare cose che non sai di poterle fare, credimi!
    @LDJ - Presumo che tutti ambiscano ad una relazione stabile ma questa non la si può ordinare su un listino, se al momento puoi avere solo sesso fine a se stesso, non è un delitto, il sesso è un gioco, da adulti, ma resta un gioco, non è un crimine, la consapevolezza ed il rispetto lo qualificano.
    Lo dicono anche gli andrologi: il pisello (nel tuo caso) serve a urinare, a procreare ed a dar piacere (e non è scritto da nessuna parte che questa terza funzione debba essere espletata in una relazione stabile). Vai tranquillo.

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    1. Si, si! Guarda sembra finto. In effetti, la dovizia di particolari (e la vicenda in se) hanno quasi dell'incredibile. Pensa che questa esperienza, che ho ancora stampata nei miei occhi e nella mia testa dopo 18 anni, l'avevo raccontata a L. durante i nostri primissimi incontri, come a dire che è stato un momento che mi ha segnato...

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  6. ho sempre detto che sei una bella persona dal primo post.ed è fortunato chi ti è vicino. ti auguro tutto il bene possibile T.

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    1. Grazie T.
      Allora sei ancora in giro per il blog ^__^
      Non so nulla di te ma mi mancavi. Eri sempre presente, ti ho sempre sentito vicino.

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  7. Una delle cose più belle che abbia letto ultimamente. Un grazie sincero per aver condiviso qui la tua esperienza in modo così onesto.

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    1. Che dire: ecco, vado in brodo di giuggiole, che i complimenti fanno piacere e gratificano.
      Condividere certe esperienze è una cosa che serve prima di tutto a me. Poi se una riflessione, un sorriso, una consolazione arriva anche ad altri, l'utilità è doppia. Grazie.

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  8. davvero intenso. e vero.

    condivido tanto di quello che dici. però il dubbio mi rimane. che a volte le pareti di un armadio siano troppo strette e buie.

    bellissimo, anyway.
    anomalo

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    1. Beh, sei tutto fuorchè che anomalo se hai questo dubbio. E' vero: un armadio spazioso che sia è sempre un armadio.

      Questa è però la soluzione che ho trovato nei miei primi 40 anni. Chissà per i prossimi...

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  9. tanti anni, e ancora non hai imparato fino in fondo la lezione che ti ha dato quell'anziano prete! e si, a volte le persone più inaspettate sono gli incontri migliori...

    te lo dico con affetto, e lo sai.

    porca puttana, mi fossero capitate mai a me ste scene. io negli scompartimenti ci incontravo sempre vecchie o ragazzini coglioni. che sfiga!

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    1. ma non è volersi bene anche preservarsi da inutili sofferenze? Fare il bilancio tra i pro e i contro rispetto alla propria reale situazione?

      Grazie per l'affetto che mi arriva. Arriva sempre :)

      Per quanto riguarda queste esperienze: una! Una sola m'è capitata. E non ero pronto.
      Da quando ho iniziato a desiderarle... manco mezza :(

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    2. si certo. se le sofferenze sono inutili. ma tu credi che siano inutili quelle in oggetto? no, non lo credi. lo so. lo sento. è solo paura. e bisogno di tempo. ad un certo punto bisognerà scegliere. ma ora tenetevi il vostro spazio e difendetevelo. perchè ve lo siete meritato!

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    3. Sulla mia bilancia (uff... ma non voglio contraddirti) le "sofferenze" pesano più dei vantaggi. Ora.
      Ma: qualora venisse il coming out, dovrà essere festa e ricordati che, qualunque stagione sia, io per far festa mi fiondo da te per mangiare i carciofi fritti. Li avevi promessi ^_^

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    4. quando capirai che le sofferenze sono molto più quelle che provi oggi, incommensurabilmente di più di qualsiasi sofferenza tu potresti provare uscendo fuori, perchè è la sofferenza di non essere quello che sei, e tu hai una sola cazzo di vita per esserlo, e di esserne orgoglioso, e di essere orgoglioso di come ami, e di rendere il mondo orgoglioso guardando come ami, e di rendere chi ti ama orgoglioso per come ami, io ti offrirò una tale montagna di carciofi fritti, che il tuo coming out durerà poco perchè ti ucciderò coi trigliceridi.

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    5. e neanche io voglio contraddirti. sono solo un fastidioso impiccione, convinto che nella vita si possa affrontare qualsiasi merdata per provare a essere felici. e essere felici oggi è vederti con il tuo L contro tutte le avversità, fare l'amore e godere insieme, guardarvi negli occhi, abbracciarvi, avere alcuni week end perchè sembri una relazione normale, con il diritto di addormentarsi insieme e risvegliarsi insieme. e quando questo non basterà più, e vorrete di più, se la paura vi dovesse far decidere di mollare piuttosto che fare il salto, io vi giuro che vengo là col carciofo, ma no fritto, crudo, e ve lo do in testa tante volte che alla fine non avrete più altro problema.
      e sempre con affetto

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    6. Nonostante le sgridate che mi prenderò da (In)co, io te lo devo dire... non riesco a stare zitta... Oscar ti adoro!!!!

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    7. Ho capito Oscar: mi vuoi tanto tanto bene!!!

      E non dar retta a Luci: fa la ruffiana solo perchè vuole unirsi a te per menarmi

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    8. :-)
      scusami se esagero a volte. ma..si. te ne voglio.

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  10. E' si ha ragione quel prete bisogna sempre cercare di volersi bene e di non condannarsi da soli spinti dai condizionamenti di questa società ipocrita e sessuofoba.
    Post molto emozionante grazie per averlo condiviso con noi.:)

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    1. Si, è impressionante il male che riusciamo a farci da soli. Per ogni persona che sta male ci vorrebbe qualcuno che sia pronto in modo disinteressato a darti una mano. A volte basta anche solo una parola. O una presenza. O un po' di fortuna.

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  11. Leggo sempre e non commento mai! ma quando ce vò...ce vò.
    Bello, bello, bellissimo sto post.
    E quanto lo sento mio.
    Ero cosi preso dalle parole....che ho dovuto ritornarci sopra, dopo, per gustarmi le figure. ;-)
    Gaucho C.

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    1. Grazie per aver commentato allora. Se stavolta hai sentito il bisogno di manifestarti ci sarà stata qualche parola (e qualche figura) che hai sentito particolarmente tua. ;)

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  12. Grazie per averci reso partecipi di un passaggio cruciale della tua vita, che hai descritto in modo quanto mai efficace. Grazie davvero. Da parte mia la stima e l'affetto (se mi è consentito) sono ora ulteriormente aumentati di intensità!

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    1. Ecco, adesso mi monto la testa, e mi sento davvero più importante di Platinette e poi mi tocca girare l'Italia a venire a ringraziarvi tutti di persona.
      Siorri e siorre, ecco a voi: L'(In)co-tour! Prossimamente nelle vostre città ;)

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    2. P.S.: Parigino... grazie davvero. Di cuore.

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  13. Mi viene solo una parola: grazie. Grazie perchè ogni volta che leggo un tuo post (di qualunque genere) mi fai sorridere o riflettere. Grazie perchè scrivi da dio. Grazie perchè mi emozioni. Grazie perchè sei vero. Non ti conosco, come forse la maggior parte di noi che seguiamo il tuo blog, eppure ci tieni incollati allo schermo. Non ti conosco, eppure sento di stimarti. Invidio un po' L.!:-))))))))))))))))))

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    1. Ecco, sono imbarazzato...
      Grazie...

      L. però deve anche sopportare le mie miserie (che ci sono, eeecccoooome se ci sonoooo)

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  14. No, non cascherà il mondo, il tuo mondo. Sono convinto che ce la farai, che forse un domani potresti anche giungere al coming out, ad aprirti e a vivere più libero e sereno. Forse ora pensi di no ma la vita sa stupirci quando meno ce l'aspettiamo. Ieri un fugace incontro su un treno, poi la svolta e la ricerca di una vita sessuale più soddisfacente, oggi l'amore, domani chissà.
    Sei una bella persona, aveva ragione quel sacerdote a dire che sbagliavi a pensare che Dio ti odia, hai una bellezza interiore, non disprezzarti mai per ciò che sei...e fottitene di ciò che possono pensar male di te gli altri!

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    1. Che la vita sappia stupirci ne sono certo. E non finisce mai di insegnarci qualcosa, farcela imparare e poi, proprio per stupirci, contraddircela ancora. Mai dire mai. Thanks!

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  15. Bel post ;-)
    In tante cose ritrovo sensazioni che ho provato anche io.
    A trovarne di preti così!

    Un abbraccio!

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    1. Uh, grazie Summ3rw1nd di essere passato da qui.
      Appunto: a trovarne! Ci sono, eh... Ma gridano di più quelli che si stracciano le vesti...

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  16. Il luogo comune che i preti non possano essere persone intelligenti, di buon senso e soprattutto veramente di buon cuore e volte viene sfatato, lo so bene anche io (ho già parlato una volta del mio secondo papà, vero?). Che Dio li benedica!
    Naturalmente, tu lo sai già, la parte che mi rattrista di più di tutto il racconto è l'epilogo... Puoi pensare, anche solo per un attimo, che la vita che ti rimane da vivere è molto probabilmente più lunga della vita che hai già vissuto? Ed è anche la più difficile... Dire che non hai voglia di ripartire è comprensibile, però pone dei seri limiti alla tua futura felicità e, io dico, non te lo meriti proprio. Certo sono ragionamenti che si fanno e poi a metterli in pratica è un vero casino... Alla fine sì, ti capisco, però rimane triste lo stesso, soprattutto pensare che una persona si debba vedere costretta, in un mondo come il nostro, a rimettere in discussione tutta la propria esistenza solo perchè gay, cosa che non dovrebbe fregare nulla a nessuno... Speriamo che per i più giovani diventi via via tutto più facile.
    Per finire dico: meno male che sei riuscito a volerti più bene!! Baci Luci

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    1. Luci, riesci sempre a fare le stesse osservazioni critiche che vorrei fare anche io, ma con un tatto e un'empatia che mi posso solo sognare... Condivido in pieno il tuo pensiero (al di là del "secondo papà", che mi manca, ora spulcierò i post in cerca del tuo racconto). Quanto a te, (In), sei davvero dolcissimo e ci commuovi ogni volta. Un abbraccio, ahimé solo virtuale, ad entrambi!

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    2. Adoro gli abbracci!! grassie Ba! :D
      Un abbraccio anche a te!

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    3. Voglio credere davvero che per i giovani sarà tutto più facile. Se lo meritano. Per quanto riguarda il tuo ragionamento (che condivido), dici bene se ci fosse un mondo perfetto. Nel mondo imperfetto ci si barcamena a trovare le soluzioni imperfette che calzino meglio per ciascuno. No davvero, a 42 anni con la storia che ho avuto alle spalle, ora sarebbe davvero più deleterio un passo così. Intanto si va a passettini: non esistono traguardi, esistono cammini e credo di aver capito che la cosa importante sia percorrerli nel modo che ci permette di assaporarli meglio in base al fiato che abbiamo (oh quante metafore!)

      @ Ba, ricambio l'abbraccio e ti ricordo che io sono come il cioccolato al peperoncino: un dolce piccante ;)

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    4. Certo che sì, dopotutto la vita è così per tutti e beato chi riesce a gioire delle piccole cose e dei piccoli traguardi raggiunti ogni giorno...

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    5. Ok, volèmose bbène, però "ti RICORDO che io sono come il cioccolato piccante": che vuoi che mi RICORDI io, manco l'avessi mai assaggiato, 'sto cioccolato!!!

      Fresco fresco di una serata col mio bello dolorosamente casta per mancanza di spazi privati, ripiegherò su una tavoletta di cioccolato di Modica che si è materializzata nella mia credenza. Speriamo funzioni, comunque la prossima volta gli propongo di vederci in cuccetta...

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    6. Beh, però il tuo bello è li con te, e il cioccolato l'hai nella credenza. C'è chi ha molto meno ;)

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    7. "Lì con te" non direi proprio, non ci vedevamo da più di una settimana... Ma va beh, non intristiamoci. Buona la risposta al don qui sotto. Ti do un bel bacione, cioccolatino mio!

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  17. Grazie mille davvero... Ho avuto i miei primi rapporti con un uomo qualche giorno fa... pensavo che la cosa mi facesse sentire male dentro, che mi facesse sentire sporco... era quello che pensavo quando, prima di ammettere di essere gay, fantasticavo di andare a letto con un altro uomo. se da un lato la cosa mi stuzzicava, dall'altro "faceva crollare il mio mondo" al solo pensiero.. era in contraddizione col mio Credo (e so che lo è ancora)... invece non è andata così.. Non ho avvertito un disagio, non maggiore, intendo, delle volte in cui mi masturbavo vedendo dei porno..
    Credo che la chiave sia la consapevolezza. Quel rapporto fugace, con uno sconosciuto, in una fase ancora di passaggio non chiara neanche a te, era da un lato la realizzazione di un desiderio forte, ma dall'altro ti ha lasciato il peso dello squallore. è lo squallore che ti fa sentire il senso di disgusto.. è ciò che capita alle persone molto riflessive, che non smettono mai di rimuginare sulle cose e che hanno la tendenza a incolparsi per qualsiasi cosa. Mi sono ritrovato molto nella parte in cui dicevi che se anche il sacerdote ti avesse cacciato dal Confessionale, questa sarebbe stata la tua colpa da espiare: te l'eri cercata e anche meritata. So cosa voglia dire, davvero. perché è esattamente ciò che temo anch'io. A me piace pensare, comunque, che quel sacerdote non fosse lì per caso... penso che ti abbia aiutato molto, e sono convinto che proprio quando abbiamo più bisogno, veniamo aiutati. .. spero di trovare anch'io la pace su questa cosa. "Devi volerti bene. devi imparare ad amarti" : è quello che continua a ripetere anche a me la prima persona a cui ho raccontato di essere gay. Ma impararare richiede del tempo e impegno. ed anche qui, la mia strada è ancora molto lunga! Grazie.

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    1. Grazie Mike per aver condiviso la tua esperienza. Credo molto anch'io nella "consapevolezza" che ci permette di vivere in modo più dignitoso e sereno la nostra vita. La consapevolezza è appunto nel nick che mi sono dato perchè fa parte del nostro crescere.
      Anche per scoprire che non si finisce mai di imparare e di costruire se stessi :)

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  18. Curiosare tra quel che scrivi fa affiorare nell'anima mia molte cose, che non so afferrare e nemmeno dire. Prima o poi lo farò.
    Quello che percepisco è che tu, come tutti, anche se hai una relazione (che parola strana per dire che si sta bene con qualcuno) in corso, sei alla continua ricerca di colmare una nostalgia, quella di qualcosa che mai s'è davvero assaggiato, vissuto, avuto.

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    1. Si maxx, è vero. Mi porto, come molti, una nostalgia, o chiamiamola malinconia o incompiutezza nel mio vissuto. Ma non la collegherei alla relazione che vivo, ne all'essere nell'armadio. Credo che questa continua ricerca faccia proprio parte di noi ed è il motore che ci spinge a non fermarci mai. Grazie.

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  19. non odiare mai i preti e la Chiesa... la Chiesa infatti sei anche tu, quale membra viva del corpo di Cristo... I preti sono come te, fragili, a volte timorosi, titubanti su quale sia la via giusta da seguire... a fianco a preti omofobi e privi di amore, ci sono preti santi che sanno incarnare appieno il comandamento dell'amore... non cadrà il tuo mondo, devi solo volerti piu bene... parole giustissime... la sessualità è bella se vissuta in un contesto di amore, perchè solo allora diviene umanizzante. Sono quale espressione di amore la sessualità acquisisce un senso e dona calore e libertà, diversamente crea in te solo inquietudine e vuoto, crea sconforto e desolazione... è come quel naufrago disperso in mare che crede che l'ascqua salata che lo circonda, cosi abbondante e rigogliosa, possa dissetare la sua arsura... eppure in realtà questa la accresce all'infiito... cerca la fonte di acqua dolce, forse piu nascosta, ma l'unica che sa davvero toglierti l'arsura, l'unica che sa far trovare pace al tuo cuore, assetato l'amore, inquieto di libertà vera.
    Ciao
    don simone

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    1. Don Simone,
      che fai da queste parti?
      Mi poni qualche riflessione e volentieri interagisco.
      Inizi il tuo intervento in modo un po' solenne e un po' categorico (roba da preti, si dice): "non odiare mai i preti e la Chiesa, la Chiesa infatti sei tu quale membra viva del corpo di Cristo".
      Accolgo l'invito, e mi pare (correggetemi) che l'odio non mi appartenga, ne lo si legge nei miei post, ma non è che non si deve odiare la Chiesa, non si deve odiare mai nessuno. Però un po' di rabbia quella si, mi appartiene.
      Per una Chiesa "magistero" quando si sente intoccabile, al di sopra delle critiche e che pur essendo talvolta compassionevole in confessionale, si mostra rigida e giudicante fuori.
      Penso ad ogni volta che parla di omosessualità: siamo "fratelli a cui voler bene" ma a cui è richiesto di vivere contronatura, perchè diciamocelo, l'astinenza è contronatura se non viene scelta a livello del tutto personale.
      Penso alla posizione di questi ultimi anni in cui il magistero ha definito che se sei gay non puoi essere prete (cioè se sei gay Dio non ti potrà mai chiamare al servizio sacerdotale? La Chiesa non dovrebbe forse dire: se sei chiamato al sacerdozio ricordati che ti chiedo la castità, che tu sia etero o gay non importa, tanto non ti devi legare a nessuno comunque?) dove dietro a questo rifiuto si nasconde ancora la mentalità dell'omosessualità come atteggiamento deviato e deviante. Penso alla sofferenza di tanti sacerdoti gay, penso a quanti, soprattutto nel passato, capendo che non erano nati per una dimensione famigliare e portandosi dentro particolari "sensibilità" rivolgevano la loro vita a questo servizio. Non ne erano degni?
      Penso ai sensi di colpa che in questo modo la Chiesa alimenta in chi gay, porta dentro di se un cammino di fede e si sente continuamente dire nella quotidianità dal magistero, dalla sua chiesa "madre e maestra":tu sei sbagliato! Questo conflitto credo che a un gay credente faccia molto male, non credi? Bene, se queste persone hanno la fortuna di incontrare e coltivare un rapporto personale con un sacerdote "illuminato" gestiranno meglio questo conflitto, sennò fuggiranno.
      Mi inviti a vivere la mia affettività nell'amore. Giustissimo: le tue parole sulla sessualità umanizzante e non spersonificante le condivido, le sento mie, le sento VERE e credo che le possono condividere tutti. Le dice un prete queste parole, le potrebbe dire uno psicologo, le potrebbe dire Anthony de Mello, Sabino Acquaviva, Vittorino Andreoli o Antonella Clerici e Paolo Limiti. Sarebbero comunque vere. Eppure nella società anche la Chiesa, che alimenta il pensiero civile anche dei non cristiani continua ad opporsi FERMAMENTE alle nostre unioni (civili, mica religiose, intendo). Insomma, sarà mica che noi gay siamo un po' "puttanieri e facili" perchè "obbligati" a vivere i nostri amori di nascosto? Se non ci si rende possibile vivere nella pienezza le nostre relazioni, come pretendere poi la nostra stabilità? (continua)...

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    2. ...Don Simone, ho iniziato questo commento provocandoti con un "che ci fai da queste parti?". Dovrebbe essere inusuale per un sacerdote navigare in un sito gay così esplicito eppure non mi scandalizza perchè conosco anche i bisogni molto terreni delle persone (fanno parte di noi e credo siano belli anche questi). Se io sono membro viva del corpo di Cristo allora dovrei sentire di appartenere alla Chiesa. E se appartengo, esercito il mio diritto di parola, di pensiero, di critica. Invece piovono in genere rimproveri e scomuniche. Ti invito a farlo pure tu, chiaramente con i tuoi confratelli. Fatela crescere questa chiesa.
      Non mi offendono le ipocrisie, le fragilità, i controsensi... siamo tutti umani, "fragili e peccatori" direste voi. Ma mi offendono i giudizi, le imposizioni, l'arroganza se fanno soffrire gratuitamente le persone.
      Beato il giorno in cui, dal basso del magistero, ci sarà chi saprà prendere le distanze da posizioni omofobe e giudicanti e correggerà personalmente e pubblicamente i propri confratelli. Perchè mica dobbiamo essere sempre e solo corretti noi gay. Da qualche anno ho la consapevolezza che sarò limitato, peccatore, inadeguato, inopportuno... ma SBAGLIATO no!
      Grazie per il tuo intervento.

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    3. Condivido tutto, dall'inizio alla fine. La questione - a mio avviso - è impostata in modo estremamente corretto.
      Nella tua analisi si colloca la mia storia personale dell'ultimo decennio, o meglio il mio rapporto con i sacramenti e le indicazioni della chiesa magistero da quando ho deciso di dare un po' di respiro al mio orientamento sessuale. E guarda caso da 8 anni si tratta di un rapporto stabile ed esclusivo ... [è quella dimensione che non mai toccato nella mia narrazione con te]!

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    4. (in)co, attento ad un dettaglio, che poi era un errore che facevo anch'io, e mi è stato fatto notare: i preti fanno voto di CELIBATO, NON di castità (questo lo fanno i religiosi, tipo frati & co; quanto poi lo rispettino è un altro discorso)!
      Insomma, teoricamente i preti possono fare la qsi, basta che non si sposino e sia tutto (più o meno) nell'ombra! Lo so, è ipocrita, vomitevole eccetera.

      Aggiungici che tanti (certamente non il prete che hai incontrato tu) hanno anche una bella dose di sessuofobia in generale (e *frociofobia* in particolare) e cmq un rapporto irrisolto colla propia sessualità; e capisci che razza di schizofrenia deve vivere sta gente!

      NB: lo dico da non battezzato; credo di essere uno dei pochissimi in Italia

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    5. @ Parigino - fa paicere sapere di non essere il solo a pensarla così.

      @ Freedog - grazie per il dettaglio indicato. Sono quelle cose che si sanno ma a cui non si fa caso e in realtà non ci avevo mai pensato... e sì che ora che me lo sottoponi capisco che non è un dettaglio da poco. Mi verrà buono ;)

      In merito all'altro punto, quello invece mi sembra troppo generalizzante (il fatto di cronaca odierno del prete di Fano ti da ragione) ma la generalizzazione non è sempre la verità. Sarebbe come dire "la maggior parte dei vegetariani portano in se un disordine alimentare mai risolto"(!?!) Forse quelli che conosco io, o tu... ma se è normale "constatare" ciò che io leggo con i miei occhi, non è comunque corretto definire o giudicare la "scelta personale". Giusto per dire che se la figura del clero non da simpatia, mica comunque è corretto e reale e leale trovare sempre ad ogni costo lati negativi. Sennò facciamo come il Nanofardato che gridava a chiunque dicesse qualcosa di contrario al suo ego: "comunisti!"

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    6. Non volevo generalizzare, e se ti ho dato questa idea.. beh, vuol dire che mi son spiegato male!
      Scrivendo che sono "tanti" i preti con problemi di sessualità (o affettività) irrisolta e/o sessuofobici (tra cui quello di Fano), non intendo certo dire che il clero sia TUTTO così.
      Anche se ateo convinto, perfino io conosco preti che certamente non hanno di questi problemi e che sono perfino più open minded di tanti pseudo *progressisti*.

      Che poi nei luoghi di battuage non manchino mai sacerdoti (o seminaristi..) che vanno a sfogare le loro pulsioni represse, non lo scopro certo io!
      Quanti saranno in percentuale, rispetto a tutti i preti? Non lo so; ma a sensazione (ok, non è un criterio scientifico per calcolarlo) credo sia un numero a due cifre..

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    7. @ Freedog...:
      http://bit.ly/LXRvNw

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  20. Ogni tanto leggo questo blog che trovo molto molto interessante. Dopo questo post, però, devo dire che è in assoluto uno dei miei blog preferiti. Ti posso capire benissimo, sono un po' più piccolo di te perché ho 25 anni, ma le sensazioni provate sono le STESSE! Leggendo, mi è sembrato di leggere un pezzo della mia storia e mi sono reso conto che non sono stato l'unico a cui sono capitate queste cose/sensazioni. Non siamo soli. Siamo quasi uniti in questo armadio e la cosa un po' mi rincuora.
    Buona fortuna!
    M.

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    1. Allora buona fortuna anche a te M. Che essendo più giovane hai un po' di strada in più da percorrere e la possibilità di raddrizzare meglio i cammini che tengono rinchiuso anche te. Grazie ^_^

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