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giovedì 25 ottobre 2012

Cos'è (in)naturale?


Era stato quel pompino sull'Intercity a darmi la reale consapevolezza della mia omosessualità.
Quel misto di disgusto e paura per quanto avevo provato mi avrebbe portato per anni a gestire, anzi a castrare, gli impulsi che facevano capolino. Il disgusto non era per l'idea di aver fisicamente succhiato un cazzo, il disgusto era sapere di essere un succhiacazzi. C'era una grossa differenza tra il fare e l'essere: fare implica la possibilità di scegliere se agire o no, essere indica uno stato e non ti da possibilità di scelta.

Il succhiacazzi non collimava con quello che ero: "bravo ragazzo", socievole, culturalmente curioso e genuinamente appassionato al mondo, alla gente, alle loro storie, ad un sistema di valori puliti e da viversi alla luce del sole.
No: i gay non erano questo. I gay erano storie torbide, pulsioni non gestite, incontri in luoghi squallidi, nelle auto di notturne periferie industriali, esibizionismi carnevaleschi e scheccate per me irritanti.
Io non ero così!
Come potevo essermi ritrovato in una situazione del genere? Il cazzo in bocca di uno sconosciuto in un deserto treno serale?

La risposta la sapevo da me, ma accettarla faceva male.
La risposta era che se guardavo indietro, tutta la mia esperienza raccontava di desideri verso gli uomini. Sin da piccolo, quella morbosa curiosità verso i piselli dei miei amici, quell'eccitazione che andavamo a nascondere nei giochi sotto le coperte quando con mio cugino si dormiva insieme, quella attenzione esagerata nelle prime seghe con gli amici, quel capire che gli altri crescevano e trovavano la ragazza mentre i miei pensieri si nutrivano ancora di quel cameratismo tra maschi.

Crescendo, la prima gioventù e le docce in comune e ancora il mio sguardo nascosto e concentrato lì, e ancora le vacanze con gli amici e il controllare i loro pacchi al risveglio mattutino quando si dormiva in tende improvvisate con solo uno slip addosso.
Ero gay, frocio, finocchio eppure non mi sentivo tale... non volevo sentirmi tale.
Mi passerà - continuavo a dirmi - cambierà - e ci credevo.

Era un sollievo quando nell'incontro con le ragazze scattava un primo innamoramento. E qualche bacio o timide mani sotto i maglioni a toccare quei seni, e sentire il gonfiore nei miei jeans, allora si, mi dicevo, "sei normale"! Che poi cos'era normale? La normalità mi raccontava solo di persone precisine e standardizzate, che si plasmavano in modo passivo ai dettami della società. Erano banali per me, come molti giovani io volevo distinguermi, fare scelte controcorrente, ma non fino a quel punto, non nel sesso. Quante volte avrei voluto scambiare la mia originalità per un po' di banalità rassicurante agli occhi miei e del mondo.

Ma il pompino sull'intercity rese tutto più chiaro. Non c'era scusa che tenesse, ormai era palese, evidente agli occhi miei, non a quelli degli altri. La mia soddisfazione, se mai ci sarebbe stata, sarebbe passata attraverso i baci, gli abbracci, il sesso con un uomo.

Ma non volevo.

Resistevo e compensavo questi bisogni sublimando nell'impegno, nel volontariato, nel rimettermi a studiare, nel frequentare più amici possibile (quei bisogni si placavano in compagnia e ritornavano prepotenti quando mi ritrovavo solo). Già lo sapevo: il sesso, se non fosse stato un amore risolutore con una donna e una mia famiglia, sarebbe stato una vita di seghe, solo quello. D'altronde la masturbazione era bastata fino a 30 anni, sarebbe bastata ancora per altri 30 e poi avrei sperato in una pace dei sensi.


Ero convinto che avrei potuto essere uno di quelli che "vivono senza": vivono senza sesso, vivono senza amore, vivono senza passioni, vivono senza sentirsi attesi, voluti, cercati da qualcuno.
Non sarei stato l'unico a questo mondo, non sarebbe stato così difficile, tra l'altro ero già abituato. O così credevo.
Naturalmente mi sbagliavo, perchè anche se gli anni passavano, non si placava quella sete anzi; quel vuoto che mi creavo andava sempre più ad allargarsi  come un buco nero che cresce sempre più, e no!, non ti ci abitui e ti fa impazzire stare senza un amore, vivere senza dare spazio al tuo bisogno anche solo carnale.

Sentivo parlare di gay e di tendenza contro natura: quando lo senti per una vita intera quasi ti convinci che sia così, che quello sbagliato sei tu. Ma qualcosa ora mi stonava: stonato, innaturale, era prendere una persona e dirgli quale vita avrebbe dovuto vivere, di chi avrebbe dovuto innamorarsi per riportarla nella "consuetudine". Prendere una persona e convincerla a lavorare contro se stessa, farla star male, per non disturbare le consuetudini altrui, quello si era contro natura.

Forse era stata la castrazione a seguito di quello squallido tumulto su un treno a portarmi a riconoscere ancora le stonature. Il pompino che mi avrebbe rovinato la vita mi stava dando orecchi più allenati per riconoscere i suoni incoerenti che arrivavano da fuori e per riconoscere quella pur strana melodia che da sempre è stata scritta dentro di me
(e che al mio orecchio ora suona bene).

42 commenti:

  1. A parte il pimpino in treno (ma perché a me non succedono ste cosa?) sembra il racconto della mia vita. E a quante persone vorrei far leggere queste parole, sante direi! :)

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    1. Puoi sempre lasciare a quelle persone, sbadatamente, il link a questo post ;)
      No eh? Non è così facile.
      Spero almeno che queste mie parole riescano a darti lo spunto per trovarne di tue. :)

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  2. In parte, gran parte è anche quello che provo io...una cosa poi mi ha colpito, il fatto delle donne, anche te ti innamori a volte di loro?approfondiresti questo argomento? ;) lo so è un po' strano generico, spero abbia capito cosa intendo... :)

    un abbraccio

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    1. Si, anche a me è capitato o capita l'attrazione e/o l'innamoramento per le donne (cosa che fa dar di stomaco a L.)
      Ogni tanto nel blog questo tema ritorna e semmai tornerà ancora.
      Intanto prova a dare una lettura a questo post ed a questo ancora

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  3. l'ho già sentita questa storia... purtroppo

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  4. Beh, l'importante è arrivare a pensare che non solo non c'è nulla di male... anzi, c'è molto di bene :)

    (si, questa è stata la mia storia fatta e finita, e penso quella di molti altri... compreso il pensiero che tanto il sesso mi era precluso e che sarei andato avanti a forza di seghe fino alla pace dei sensi.
    )
    Fortunatamente siamo stati entrambi in tempo per cambiare...
    (e meno male!)

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    1. Com'era devastante quel pensiero del sesso precluso a vita, vero?

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  5. Le tue son parole che hanno una forte intensità, sanno di passione, di sofferenza, di vita! In gran parte le sento come mie, come intime e taglienti..perchè finalmente ho accettato la "strana melodia" che è in me, ma ancora questo suono rimane strozzato nella mia anima!
    Ti ringrazio perchè i tuoi post sono dei bei momenti di riflessione, di piacere, in cui anche se per poco risento la mia strana melodia. A presto, Bruno

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    1. Lasciamola suonare...
      A presto :)
      e grazie!

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  6. per me è stato diverso,e lo sai,il sesso "brutto sesso" c'era....ma non ero "felice" avevo sempre l'angoscia... e mi ero rassegnato al fatto che non avrei mai conosciuto la passione e l'amore. d'altra parte non lo cercavo:/...erano altri tempi anche se non moltissimi anni fà.sicuramente però non mi sono mai distratto....come hai fatto tu!:D sono sempre stato un devoto della salsiccia...io!;)dolce naturale melodia*-*

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    1. Bello il tuo punto di vista un po' spostato: la presenza del sesso ma la preclusione all'amore. Ora che suona anche per te... canta!
      Mi hai detto una volta che tu non canti mai...

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  7. Ahimè, anche a me la tua "musica stonata" suona fin troppo familiare; tuttavia, forse credo sia meglio così, scoprirsi dopo i trent'anni mi permette di affrontare la cosa con una maturità ed una consapevolezza che, probabilmente, non avrei avuto fino a pochi anni fa."Zucche e meloni a le loro stagioni" dice un vecchio adagio.
    E poi devo anche ringraziare gente come te, (In), grazie al tuo blog ho capito il lato umano della cosa e ciò mi ha sicuramente aiutato ad accettarmi.
    Sono commosso da quanto ai scritto in questo post, ci vedo una buona parte del mio excursus.

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    1. A me rassicura sapere di una comunanza di esperienza con molti di voi. A me commuove questo.

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  8. 1. intanto grazie ad Inco per questo racconto/sfogo. Molto bello.

    2. @ Dioniso: te lo dice uno che si è "scoperto gay" (in tutti i sensi..) da teen ager; forse sarà stato per la leggerezza & l'incoscenza dell'età giuovine, però non so se sia meglio scoprirsi (o meglio, accettarsi) da adulti; anche perchè, come dimostra il racconto del padrone di casa, alla fine avete passato periodi dolorosi nell'attesa di farlo. Certo, alla fine esservi accettati sarà stato più consapevole & liberatorio, ma intanto il tempo impiegato ad arrivare a questa consapevolezza, chi ve lo restituirà?

    Così, per capire e senza nessun intento polemico!

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    1. Certo, freedog, capisco il tuo punto di vista. Ma quando ti parlo di tempi giusti e maturità, lo faccio basandomi sulla mia esperienza. Se mi fossi scoperto anni fa oppure nell'adolescenza, sono sicuro che non avrei avuto la forza e la consapevolezza per gestire la situazione e ciò mi avrebbe portato a una sofferenza maggiore di quella passata finora.
      Quindi, tutto sommato, è stato meglio così, mi sono risparmiato un grosso carico di sofferenza nell'attesa di trovare le forze per gestire meglio la mia vita.
      Poi, ovviamente, non si può generalizzare; ognuno è differente, così come sono differenti le esperienze di vita e questo porta sicuramente a scoprirsi con tempi e modalità differenti.

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    2. ovviamente NON è il tuo caso, però sai quanti "agèe" sono più immaturi (assai più immaturi..) o irrisolti di com'ero io (e di come sono molti) a 15 anni?
      Solo io te ne potrei elencare una ventina di mia conoscenza; certo poi ci sono belle persone come te & Inco che, pur essendosi accettate per quel che sono relativamente tardi, sanno essere una piacevolissima comapgnia, anche solo virtuale.

      Cmq, tu solo puoi sapere se la tua omosessualità da ragazzo ti avrebbe fatto soffrire o se l'avresti accettata tranquillamente come ho fatto io all'epoca; l'importante è che ora la vivi serenamente, che sia "in the closet" o open air!
      Lo accetti un abbraccio da uno sconosciuto come me, anche solo virtuale?

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    3. Perchè no? Fa sempre piacere un abbraccio.

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    4. son d'accordo con Freedog che affrontare la propria omosessualità da giovani sia meglio. Non tanto per il tempo risparmiato (ce ne sono di cose per cui nella vita si perde tempo, ci si trova semmai a 80 anni con nuove rivelazioni interiori - visioni, pensieri, ideologie - da dirsi, mannaggia, perchè non l'ho capito prima...) ma piuttosto per non continuare a cumulare montagne di maschere che con l'età s'incrostano. Meglio da giovani quindi, è più leggero.

      Diverso mi pare sia il discorso per Dioniso: da quanto mi pare di capire la tua tarda accettazione arriva anche da una tarda consapevolezza. Voglio dire, se a 20 anni non hai capito di essere gay, non senti neppure di dover fare coming out...

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  9. Questo racconto così intimo, iniziato con il post sul pompino in treno che ricordo bene, mi piace moltissimo. A parte alcuni dettagli, come quello sull'età in cui avviene la "scoperta" o l' "accettazione", credo che in molti possano riconoscersi. E secondo me ha ragione freedog: meglio tardi che mai, ma meglio presto che tardi. La vita è solo una.

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    1. "meglio tardi che mai, ma meglio presto che tardi" mi piace molto! :)

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  10. Un bel percorso dal buio alla luce che è comune a molte persone omosessuali anche se negli anni della giovinezza causa non pochi dolori.

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    1. E' (quasi)sempre faticosa o dolorosa l'uscita dal bozzolo per diventar farfalle

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  11. Dal tuo post e dai commenti mi pare che emerga il senso della tua narrazione "digitale": collocare la tua storia individuale all'interno della storia collettiva della nostra comunità. Si tratta di un processo di identificazione: noi ti riconosciamo come appartenente alla comunità, tu fai altrettanto con te stesso. E allo stesso tempo asserisci il tuo "superunico" modo di essere omosessuale. E tutto ciò io lo chiamo coming out.
    Forse sono un po' OT, ma te la volevo di' 'sta cosa.

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    1. No, adesso mi devi spiegare da dove arrivano le tue competenze. Perchè i tuoi interventi mi danno stimoli così appassionanti (es. il processo di identificazione... Tu mi scrivi 'ste cose e poi mi tocca andare a scandagliare che la curiosità è tanta. Già sono in questi giorni con in mano Goffman - "Stigma"- che tu mi hai citato...)

      Mi ritrovo in quello che scrivi. La funzione "sfogo" del blog ha agito in questo senso, e mi piace!
      Era si un coming out questo blog, perlomeno virtuale, che ha poi sbloccato alcuni nodi nella mia vita reale.

      Tks!

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  12. "Ero convinto che avrei potuto essere uno di quelli che "vivono senza": vivono senza sesso, vivono senza amore, vivono senza passioni, vivono senza sentirsi attesi, voluti, cercati da qualcuno". Lo hai scritto tu, ma sono parole anche mie, e tu lo sai ... Grazie ancora una volta per questa narrazione! Con una persona così ci sarebbe da parlare per notti e giorni, per condividere, per trovare conforto e coraggio; per tessere relazioni e fare rete, nel nascondimento, prima ... fino a quando la certezza di "essere tanti" non dà forza per uscire ed essere se stessi di fronte a tutti.

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    1. Parole queste che escono da momenti di silenzio interiore, intimo, "notturno". Si, cose di cui si parla di notte, a luce fioca, per ascoltar meglio le sensazioni e non fidarsi solo dell'esteriorità :)

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  13. Un articolo meraviglioso, emozionante, e con tantissimi spunti possibili.. ma in queste parole mi ci sono rivisto in modo impressionante :
    "Che poi cos'era normale? La normalità mi raccontava solo di persone precisine e standardizzate, che si plasmavano in modo passivo ai dettami della società. Erano banali per me, come molti giovani io volevo distinguermi, fare scelte controcorrente, ma non fino a quel punto, non nel sesso. Quante volte avrei voluto scambiare la mia originalità per un po' di banalità rassicurante agli occhi miei e del mondo"
    Per capire questo concetto della mia vita non sai quanto ci ho dovuto pensare su.. la voglia di distinguermi in tutto, di primeggiare, era solo un modo per compensare quella che pensavo una mancanza nella mia vita privata e sessuale. Oggi questo avviene un pò meno, ma comunque quella sensazione di dover compensare, rimane.
    Anch'io penso di poter fare a meno dell'amore, della passione - se non arriveranno - ma quella tua mancanza diventata poi un vero vuoto, mi spinge a pensare che non è così semplice come si crede

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    1. No, non è così semplice. E val la pena di provarci per davvero. Non sentirti finito, mai, tantomeno alla tua età!

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    2. no non è così, tranquillo.. anzi, proprio venerdì mi è successa una cosa bellissima.. la fatidica prima volta XD

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    3. WOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOWWWWWWWWWWWWWWW!
      E me lo dici così?
      Sono strafelice per te! Tutto cambia, vedrai. Anzi, senti già che qualcosa è cambiato, vero?
      Fammi sapere. Che bello!!!

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  14. un racconto poetico. mi ha fatto sorridere e anche incupire. non devo dirtelo di certo io ma sei davvero bravo con le parole. e credo che questa tua vita la stia scrivendo finalmente tu. continua così.non tradire mai te stesso se non vuoi tradire gl'altri ;)

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    1. Tocchi un tasto che sento molto: il tradimento agito prima. Quello mi dà sempre da pensare.
      :)

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  15. Oh In, questo post è bellissimo, non ho parole, anzi sì...
    Non devi mai vergognarti, scusarti, umiliarti e reprimere quello che sei e quello che senti.
    Un abbraccio forte ^_^

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    1. Lo prendo 'sto abbraccio... e ti mollo solo quando ci viene a mancare il respiro. :)

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  16. Quando ti apri e parli di te in questo modo, la mia consapevolezza su che persona sei aumenta sempre di più: non sei diverso, sei speciale e sei bellissimo.
    Certo vivere in prima persona la propria identità, diversa dalle altre "comuni" identità che ci stanno intorno, tutte allineate all'interno di ciò che ci insegnano essere buono e giusto, dev'essere durissima, posso solo immaginarlo. Quando in un ragazzo il carattere prende forma, la prima sicurezza è quella del gruppo, ê un'istinto, dà sicurezza scoprirsi uguali alti altri e poi da lì partire per sviluppare le proprie capacità e attitudini personali. Se già in questa fase ci si scopre "estranei" al gruppo, la paura di non essere accettati e la,sensazione di essere non solo diversi ma "sbagliati" innesta meccanismi di ricerca interiore che portano soprattutto sconforto, dolore, chiusura verso gli altri, ma anche sicuramente lo sviluppo di una sensibilità straordinaria, che porta ad una consapevolezza di sè che le persone comuni non hanno.
    Quanti sono gli uomini o le donne che mai si sono interrogate su cosa sono veramente e si sono chiusi in una vita che li soddisfa solo in apparenza? Tante credimi e sono quelle che più criticano e si accaniscono contro chi invece cerca di esprimere sè stesso, per come può.
    Mi ha colpito soprattutto l'ultima parte "orecchi più allenati per riconoscere quella pur strana melodia che da sempre è scritta dentro di me" perchè secondo me chi riesce a sentire il suono della propria vera anima ha raggiunto nella sua vita un risultato straordinario.
    Tu ci sei riuscito, ora non ti lasciare distrarre dai giudizi di nessuno e vai avanti per la tua strada, che sicuramente ê quella giusta.
    Un abbraccio Luci

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    1. Ho dovuto rileggere il tuo commento più volte. E' chiarissimo ma il fatto che mi dici all'inizio "sei bellissimo" mi manda in brodo di giuggiole e poi mi distraggo e non capisco più nulla! ^_^

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  17. "Sentivo parlare di gay e di tendenza contro natura: quando lo senti per una vita intera quasi ti convinci che sia così" è vero, è tutta una questione di abitudine e a volte mi chiedo se ci sarebbe più tolleranza se sin da piccoli venisse insegnato che esistono tanti tipi di amore, invece che far girare la faccia ai bambini alle dimostrazioni gaye di affetto e rifilargli e la solita solfa dell'anormalità di un comportamento del genere... insomma, non credo che costi tanto dire "allora, che c'è di strano? anche loro si vogliono bene"... per quel poco che potrà contare quando mia sorellina vede in tv scene d'amore "diverse dal solito" e mi chiede spiegazioni gliele do in modo facile e comprensibile, senza usare paroloni o farla confondere e spero che questo l'aiuti ad avere diverse prospettive del mondo che l'allontanino dall'ottusità del paesello in cui viviamo

    Clo

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    1. Credimi, un atteggiamento così non conta poco proprio per nulla, anzi...
      :)

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