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giovedì 6 dicembre 2012

Aldo e il figlio innominato


Aldo sei mesi fa è andato in pensione.
Dopo una vita di lavoro, davvero una vita, uno di quelli strappati dal letto  alle 4 del mattino per la mungitura delle vacche a 9 anni. Aldo, primogenito di 4 fratelli e 2 sorelle, ha sempre avuto il sorriso sulle labbra, una buona parola per tutti, con la speranza a scintillare negli occhi anche con una vita che non è stata facile. 
Solo negli ultimi anni, improvvisamente, una riservatezza che non sembrava appartenergli e gli occhi meno lucenti.

Aldo, che non finì le scuole medie perchè il padre fu trovato in un fosso stroncato da un infarto. Aldo che fece come mamma gli disse, e vendette la terra per racimolare qualche soldo, si rimboccò le maniche e andò a lavorare a Milano, primi anni '70, all'Ortomercato, via alle tre di notte nei nebbioni padani e sino al mattino e poi pulitore al macello per qualche ora di pomeriggio. Una vita così, sino ai primi anni 2000, poi la perdita di entrambi i lavori. 
Ma Aldo non si è mai scoraggiato, lui si presentava insistente ai colloqui, anche in modo improvvisato, inopportuno, ma vitale: "ho sempre avuto voglia di lavorare, non mi tiro indietro" e così gli ultimi dieci anni in fabbrica: 8 ore al giorno, lavoro diurno, gli sembravano una pacchia e solo talvolta un aiuto come cameriere in quella pizzeria nella zona industriale, che i soldi non bastano mai se vuoi far studiare i figli. Quegli ultimi anni più leggeri ma che lo trovavano, chissà come, schivo e preoccupato. Ma finalmente, dopo una vita di lavoro, la  tanto attesa pensione.

Aldo ha due figli, un maschio e una femmina. Di Laura, Aldo ne parlava sempre: brava a scuola, intelligente, determinata. Felice perchè la figlia era stata per 3 anni in Irlanda, prima come ragazza alla pari, poi uno stage lavorativo e ora con buone prospettive di carriera in Germania.
Anche il figlio è bravo: ingegnere, pure lui all'estero, a Parigi prima e Ginevra ora. Ottima posizione, carriera avviata, roba da illuminarsi gli occhi per esser riuscito a vedere nei figli i successi che lui mai avrebbe sperato per se. Ma a differenza della figlia di questo figlio ne ha sempre parlato poco e in modo generico. Mai una volta che mi abbia detto il nome di quel suo figlio. Interrogato risponde ai minimi termini, sfuggente. Glissa. Dice solo "no, no, mio figlio non ha intenzione di tornare qui, ci mancherebbe". 
Sarà un "ci mancherebbe" legato alle minor prospettive lavorative che l'Italia propone? Qualcuno dice di no.


Pettegolezzi, comari del paese, dicono che non torna perchè vive con un altro uomo. E mentre dicon questo il loro sguardo sta a metà tra il tono gravoso e il sogghigno. Ed è roba da dirsi a bassa voce, per rispetto a Aldo. Ma Aldo conosce bene questa gente e così se ne sta appositamente riservato. Forse si vergogna, forse non dà in pasto la vita di suo figlio ai chiaccheratori da bar in questi nostri cari e velenosi paesini di provincia.

Rita, la moglie di Aldo è invece un pezzo di pane, ma di quelli tosti. E conoscendola immagino, anzi ne son sicuro, sia stata lei a ridimensionare una vergogna, che vergogna non è, a dire al figlio "Vai e fatti una vita" e al marito "Piantala, non farne una malattia". Già me la vedo, poche parole, dolce e sicura, come sempre.


Rivedo Aldo e Rita, dopo mesi. "Eccolo qua il nostro pensionato, guarda come ti trovo bene, bello riposato". E lui mi fa festa, "eh si, sto proprio bene, e auguri, Buone Feste, saluta tutti a casa". Gongola. Il piacere di ritrovarsi, ma forse qualcosa in più.
"Sto facendo l'ultima pazzia: io e Rita facciamo un corso di inglese, alla nostra età non ci capiamo niente, ma qualcosa impareremo no?", detto con la forza di volontà di chi ha superato ben altri ostacoli. "Come mai un corso d'inglese?", chiedo io, realmente stupito.
"Sai, adesso che siamo in pensione abbiamo tempo per andare a trovare i figli all'estero e noi due un po' imbranati, rischiamo di perderci negli aeroporti". Gli aeroporti, il mondo, lui che in vita sua era andato solo qualche volta a Viserbella. E a Venezia in viaggio di nozze.

E poi me lo dice: "i figli stanno bene, si sono sistemati. Son contento del mio Maurizio" ed è la prima volta che mi dice il suo nome. Aldo parla e, dicendo senza dire, sa che l'interlocutore ha già capito tutto. "Eh sai, la Svizzera è un altro mondo. Peccato solo non averlo qui a casa, ma sta certo meglio lì. E' felice, son contento". 


Ne sono convinto, ne sono sicuro, penso io.
L'ortomercato, Viserbella, la fabbrica e il circolino in paese, "la Svizzera" non te l'hanno mai raccontata. Il mondo te lo chiudono tutto lì. Solo fatiche, solo vergogne, solo chiusure. Ora un aeroporto ti ha aperto il mondo e il paesello ti sta stretto. Peccato solo che c'è sempre da fuggire per poter "volare alti".

Buone feste Aldo, col tuo sorriso che mi fa sperare. Buone feste Rita, dolce donna che mai ha abbassato gli occhi.
E auguri, Maurizio.

34 commenti:

  1. Quando scrivi queste cose mi fai sperare. Grazie.
    p.

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    1. A me fa sperare quando le vedo. Grazie :)

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  2. Un bel esempio di come l'amore possa far superare le convenzioni sociali e come spesso le donne sono più attente ai sentimenti di noi maschi chiusi nelle nostre armature da eroi medievali.
    Sai vivendo in una grande città e essendo stato abbastanza fortunato certe situazioni riguardanti l'omosessualità non te le immagine neppure e post come questo ti aprono prospettive nuove come quando uno viaggia in altri paesi.

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    1. Mi è sempre rimasto impresso il risultato di uno studio di due anni fa che mostrava come la condizione di accettazione sociale dei gay in Italia non era più rappresentata dal diverio tra nord e sud ma da quello tra grande città e piccoli paesi. In soldoni, è più facile esser gay a Palermo che a Limone Piemonte

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  3. Provo a traslare questo racconto su mio padre... e non lo vedo combaciare per nulla. Già è tanto se nomina Carlo, figuriamoci altre cose!!!

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    1. Mi spiace Java, mi spiace davvero e immagino la sofferenza che ti crea o ti abbia creato

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  4. p.s. però ti sei dimenticato alla fine di salutare la figlia... che c'è, ti dimentichi delle donne?

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    1. Hai ragione. Buone feste anche a Laura, che credo abbia lavorato anch'essa a portare una visione più ampia nella sua famiglia.

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  5. Sono sempre più convinto che le forti emozioni fanno crescere come poche altre cose. Soprattutto i grandi dolori. Sembra fisiologico ma è così. Per un figlio poi..... non so cosa non farei!
    Grazie.

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    1. Chiamiamo le forti emozioni e i dolori con una sola parola che potrebbe assemblarle in questo contesto. In genere son le Crisi che fanno crescere.

      Sei un bravo papà!

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  6. già te l'ho detto che sai scrivere molto bene, vero?
    beh, allora me tocca esse ripetitivo... Inco, cazzo se sai emozionà quando scrivi qsa!
    però mica me posso mette a piagne come na fontana pe un post tuo!!!
    Avvisa quando li scrivi: metti un disclamer "pericolo lacrime" o qsa del genere

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    1. Ah Fabiè, te stai a invecchià, dilla tutta!!

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    2. IO, eh???
      Me pari er bue che dice cornuto all'asino...

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    3. Come darti torto.
      In, lo so, mo che se lo semo insaponato ce lo potemo pure risciacqua'. Porta pazienza.

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    4. Metterò un'icona con la lacrimuccia e servirà a te, a Kike, a me e a tutti quelli che hanno ormai superato i 28 anni! :)

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  7. Mi fa male pensare che alcune persone debbano abbandonare la propria terra, la propria patria per poter vivere alla luce del sole. Ma qualcosa sta cambiando :)
    Baci ^_^

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    1. "Qualcosa sta cambiando"... son trentacinque anni che sento 'sta solfa :-|

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    2. Si Amleto, fa male e succede ancora, come dice anche Capricornus. Ma i cambiamenti si vedono anche nelle piccole storie. Per Maurizio, caro Capricornus, la solfa è cambiata. :)

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  8. Ecco, ancora una volta di fronte a questa pagina di vita, così vera io mi commuovo fino alle lacrime (ma un po' di merito va anche alla bravura di chi scrive e non è una novità!)

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    1. No Parigino, mi sa che è solo perchè anche tu sei un over 28, come ho scritto sopra a freedog ;)

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  9. ah!? io non te lo dico più che sei bravo a scrivere....:)

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    1. Che poi mi chiedo se è solo un discorso di scrivere o di "raccontare". Nel senso che se una capacità c'è sta forse nell'elaborare dentro sè i piccoli dettagli che le storie attorno a noi ci mostrano in modo sfuggente.

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  10. La storia che racconti è bella, ê reale, è triste e commovente.
    Le lacrime però non si possono più fermare quando parli di quel sorriso che nasce negli occhi di un vecchio, consapevole adesso che nessuna vergogna deve essere celata agli occhi del paesino.
    I vecchi a volte sorprendono. Chi si incattivisce, chi si chiude in sè stesso, chi purtroppo nulla riesce contro il degrado biologico dell'età che avanza, ma c'è anche chi invece si erge sopra la pochezza degli altri e si arricchisce della saggezza di chi sa che molti di quelli che si credevano "mali", lo sono solo nella testa di chi giudica senza viverli addosso.
    E allora si accorgono di tutto il tempo sprecato a vergognarsi di qualcosa che vergognoso non è e scoprono che l'unica cosa importante a questo punto della vita è non rimanere soli, far sapere ai figli che sì, sono sempre stati orgogliosi di loro.
    Che fare con questi vecchi testardi? Che dre? Nulla, sono da amare e basta!
    Grazie per questa bellissima fiaba di Natale! Baci Luci

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    1. Grazie a Aldo, che però sarebbe offeso se ti sentisse dire "vecchio". In effetti il volto è giovanile e non credo arrivi ai 65 anni...

      Bello quello che dici sull'orgoglio verso i propri figli e di contro su chi reagisce incattivendosi. C'è anche infatti chi invecchia portandosi nella tomba devastanti tormenti di odio. :(

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  11. Bellissimo post. Quando leggo questo genere di storie, mi sento veramente bene.
    E pazienza se è anche un racconto di incomunicabilità, di distacco e probabilmente anche di rottura, ma come insegnano le favole, ci vuole il dolore per iniziare a vivere pienamente e dignitosamente la propria esistenza.
    Il mio futuro non lo vedo molto diverso da quello di Maurizio. Nonostante sia molto giovane, sento ancora sulla pelle tanta intolleranza, la cattiveria (non solo per la mia condizione di omosessuale in una piccola città del sud), l'arrivismo e l'ostracismo anche in campo lavorativo.
    Spero un giorno di trovare la mia Svizzera, un mio amore e di invitare la mia famiglia a trascorrere le feste insieme.

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    1. Chissà che la vita non ti riservi ancora più fortuna e ti faccia trovare la tua Svizzera o l'America, proprio nelle strade polverose della tua terra natia.
      Te lo auguro.

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  12. Un sorriso e una lacrima. Sono sempre stato convinto che fortunati si nasce.

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    1. Mi sembra tu voglia dire che non ti senti altrettanto fortunato?
      Speriamo che in ogni vita arrivino buone cose, semmai anche tardive, come è capitato a me a 40 anni... :)

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  13. E' vero caro (In)co: le favole si realizzano in altri luoghi, basta anche un posticino che non sia il paese che ti ha visto nascere, crescere e magari ti ha condizionato nel negare la tua esistenza, dando sfogo a leggende e miti fondati o infondati sulla scia del "non c'avemo un cazzo da fa, indi per cui famose li cazzi dell'antri!"... sembra abbia un tono indispettito a riguardo, invece è solo rassegnazione... in mezzo a questo calderone ci ficchi anche i tuoi affetti più prossimi pensando che anche loro non possano essere in grado di comprendere. E' vero che gli altri ci schiacciano coi loro opinabili giudizi e deplorevoli pregiudizi, ma anche noi non siamo da meno e non facciamo sensibilizzazione riguardo al tema per paura di perdere il nostro status di "chiappe chiacchierate" per ipotesi, quando in realtà poi potremmo essere noi per primi a "raccontare delle nostre chiappe" senza timori! Ora che ho una relazione seria con G. non credo di essere immune a commenti, reazioni di sdegno di chi ci vede insieme... arrivati a questo punto potremmo dire anche sticazzi! Non siamo mostri, né tantomeno siamo degli eroi... e grazie a Dio ci sono tanti Aldo, che nella consapevolezza prendono tutto di buon grado e non ne sono più spaventati. Dire ad un padre sono gay non è cosa facile; farlo consapevole che ha generato un figlio in grado di essere felice a modo suo, sereno con se stesso e con il mondo, credo che sia una delle più grandi soddisfazioni che un genitore possa ritrarre a ricompensa per il proprio ruolo di essere umano e non solo dal punto di vista genitoriale. (In)co dichiariamoci in massaaaaaaaaaaaa! Uhahahahah!
    :P F

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    1. Ok, in massa! Ma va avanti tu che mui viene da ridere... ;)

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  14. Nonostante una persona possa essere brava, talentuosa, educata e istruita come questo ingegnere che descrivi, spesso la gente non vede altro se non pregiudizi, malelingue e cattiverie. Sono contento che abbia trovato il suo posto e che ora sia felice.
    Grazie per aver riportato così bene questa bella storia, sarebbe bello sentirne ancora magari qui in Italia.
    Purtoppo molti sono propensi ad andare all'estero o comunque lontano per poter provare a respirare e al momento sono tra uno di quelli che la pensano in questo modo

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    1. All'inizio del secolo e nel dopoguerra si emigrava per fame. Oggi pare si debba emigrare per respirar giustizia...

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