Google Website Translator Gadget

martedì 3 aprile 2012

Processo, plagio e omosessualità

Durante i viaggi in autostrada nelle trasferte che mi portano a L. l'autoradio mi fa compagnia. Ascolto in genere molta musica ma, nel caso di  viaggi un po' lunghi e solitari tendo ad avere come sottofondo radio più parlate. Mi piace che mi venga raccontato il mondo. Ed è proprio due domeniche fa che ero sintonizzato su Radio3Rai e davano una trasmissione dagli studi di Napoli, dedicata al teatro. Si chiama Zazà.
Viaggiavo in attesa del nostro incontro e non prestavo molta attenzione a ciò che sentivo. Pensavo a raggiungere la meta, quell'hotel che avevo prenotato telefonicamente due ore prima, pensavo al nostro stare insieme sempre un po' clandestino, alle fatiche che il nostro stare insieme ci richiede. Rubare qualche ora d'amore, che pare proprio... rubata, illegale, imbarazzata alla reception dell'hotel mentre consegni i documenti per la registrazione.
Ad un certo punto la radio parla di uno spettacolo che era in scena proprio a Napoli e che dovebbe essere ora a Roma dove si raccontava "Il caso Braibanti", un caso giudiziario quasi dimenticato e che per me era del tutto sconosciuto.

Aldo Braibanti è uno scrittore, sceneggiatore, artista che nel 1968 fu accusato di plagio.
Il caso giudiziario fece molto scalpore in quegli anni: l'accusa era semplice e cioè quella di aver plagiato il giovane che con lui viveva. Quell'accusa arrivava dalla famiglia di quel giovane, Giovanni Sanfratello, che viveva come grossissimo scandalo l'omosessualità del proprio figlio.
Già, perchè il loro figlio NON POTEVA ESSERE OMOSESSUALE. Se ora si era messo a vivere con un uomo, quel sedicente (e seduttivo) artista era solo perchè gli era stato fatto il lavaggio del cervello.
Il processo si concluse con la condanna  ad Aldo Braibanti (tutt'ora vivente, 89enne) a 9 anni di reclusione. Ma era chiaro che il processo non era al plagio ma era un processo all'omosessualità.
Il giovane Sanfratello venne portato dai suoi famigliari nell'ospedale psichiatrico di Verona dove la sua omosessualità venne trattata con un numero imprecisato di elettroshock (si parla da 19 a 44).
Questo accadeva solo nel 1968, io son nato solo due anni dopo.
L'omosessualità venne eliminata dai manuali di diagnostica psichiatrica mondiali solo alla fine degli anni '80.
Essere omosessuali a quel tempo era una malattia, una stravaganza, una colpa, una vergogna. Una deviazione. Un capriccio.
Essere nati e cresciuti in quegli anni, in quel contesto culturale e nella provincia davvero poco emancipata non poteva non lasciar traccia. Chi ha saputo affrontare e vincere quelle difficoltà non ha solo dovuto affrontare l'imbarazzo di un coming out famigliare o tra gli amici ma fare una vera e propria lotta per la propria autodeterminazione, in alcuni casi per la propria sopravvivenza.
L'omosessualità è conosciuta da sempre. Il vizietto andava anche bene, ma solo se taciuto.

Ora l'omosessualità viene sdoganata dai film, dagli artisti e in tv. Se ne parla continuamente. Per un ragazzo nato negli anni '80 e '90 è finalmente più facile fare coming out (anche se comunque difficile). Allora invece, sui giornali, nei radiogiornali, in tv se ne parlava come uno scandalo: un uomo che porta un altro maschio a vivere con se era inaccettabile.

Di quella trasmissione ascoltata in auto quella domenica ho trovato il podcast e ho isolato l'estratto che mi interessava. Quattro minuti di quel lavoro teatrale che racconta le assurdità di quel processo.
Se vivete a Roma, andate a vederla anche per noi.  Altrimenti, fatevi un'idea ascoltandola qui:

25 commenti:

  1. Purtroppo queste storie sono sempre tristi da ascoltare, ma la cosa più triste, seppur in maniera diversa, è che ancora adesso certecose capitano. Ancora adesso un padre butta fuori casa un figlio perché gay o tenta di ucciderlo con un pugnale o dandogli fuoco. Ancora adesso qualcuno crede che sia una malattia e lo dice in tv permettendo a chi a scolta la libertà di picchiare e uccidere un giovane gay. E' vero la magistratura dal '68 è cambiata, ma l'omosessualità è ancora vista come uno scandalo, una malattia, una disgrazia in un buona parte della società.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A dimostrazione che non basta una generazione a cambiare una mentalità profondamente radicata nella cultura...
      Sarà che io ho 42 anni e il '68 mi sembra ieri. Voglio guardare al positivo e vedere i passi in avanti che son stati fatti.

      Elimina
  2. La storia è triste, però non dobbiamo comunque dimenticare che, all'epoca del caso l'omosessualità era ritenuta malattia. La scienza del tempo riteneva l'omosessualità una condizione patologica. Quando si parla di fatti di questo genere, tristissimi, non dobbiamo comunque dimenticare che oggi per noi certi concetti sono scontati, ma in altra epoca non lo erano affatto, anzi era esattamente l'opposto. La scienza è progredita da allora e ha dimostrato che l'omosessualità non è una condizione di malattia. Oggi per noi è scontato (vabbè, Scilipoti e Giovanardi a parte) che non sia malattia, nel 1968 era assolutamente l'opposto. M'è capitato per sbaglio in mano un manuale di sessuologia di mia madre all'epoca dei suoi studi universitari in medicina e l'omosessualità lì era indicata come malattia, come condizione patologica. Insomma, non bisogna mai estraniare un fatto dal contesto in cui questo avviene. Cose che oggi per noi sono ovvie, in un contesto culturale differente ovvie non sono per nulla. Insomma, non mi sento di condannare tout-court i genitori del ragazzo e i magistrati. Ovvio, è una vicenda tristissima ma, mettetevi nei loro panni e con quella che era la scienza medica e piscologica dell'epoca che riteneva l'omosessualità una malattia non con gli occhi di oggi e le conoscienze odierne. Se una faccenda del genere accadesse oggi non esiterei a dirmi scandalizzato, ma nel 1968 era tutta un'altra storia e forse pure io che sono omosessuale come i protagonisti in questione, avrei agito in quel modo essendo immerso in un tempo in cui la scienza medica riteneva l'omosessualità una malattia. Spero di far capire cosa intendo dire senza essere frainteso

    LDJ-88

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Condannerei quei genitori per la scelta di una cura così drastica. Fortunatamente altre famiglie, pur vivendo nella paura o vergogna, non sottoponevano i figli all'elettroshock.
      Capisco però il tuo ragionamento e si, condivido che anche i genitori a quei tempi non avevano gli strumenti necessari per capire, visto che anche i medici parlavano di omosessualità come malattia. Forse non li hanno neppure i genitori di oggi che come generazione sono cresciuti ancora quando l'omosessualità era vista come un vizio e una deviazione. Ci vuole tempo e pazienza... Speriamo

      Elimina
  3. Credo che la RAI ne trasse una piccola fiction qualche anno fa. Infatti mi ricordo di questa assurda storia. Fu l'ultimo caso di reato di plagio punito, poi venne abolito dal codice penale.
    Non so se in Italia l'omosessualità sia mai stata un reato penale, in Inghilterra lo è stata fino agli anni '60, ovviamente mai perseguita formalmente.
    In Germania lo è stata sino agli anni '50 credo.
    Teniamone conto quando pensiamo che le altre nazioni siano sempre state più avanti di noi...
    Ognuna aveva i propri scheletri più o meno nascosti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, in che senso "mai perseguita formalmente"? Io sapevo che nel corso del Novecento ci furono un po' di casi eclatanti di gay condannati per omoessualità in Inghilterra...

      Elimina
    2. Aggiungiamo il fatto che in Germania,i cd. "triangoli rosa",alla chiusura dei campi di concentramento furono messi in prigione a scontare la pena loro inflitta.Noi abbiamo il dovere di essere di buona memoria e sempre vigili,poichè se la società si andrà islamizzando ed imbarbarendo nel medioevo prossimo venturo ,saranno cavoli acidi e non solo per gli omosessuali.Luigi43

      Elimina
    3. Coltivare la memoria storica è un dovere sociale...

      Elimina
  4. insomma.. diciamo che oggi potremmo stare meglio, ma potremmo pure stare molto peggio! in quarant'anni per fortuna molto è cambiato. non ancora tutto, ma comunque molto!

    oggi sarebbe interessante vedere come andrebbe una riedizione del processo in aula giudiziaria. mi immagino la Bindi e Giovanardi chiamati a deporre per l'accusa. Vendola e la Concia per la difesa. Bersani un po' per l'accusa un po' per la difesa...
    avvocato della difesa Busi, alla fine espulso dall'aula per oltraggio e sostituito da Paolo Poli, che ci donerebbe una magnifica ultima dichiarazione a giudici e giurati.
    condanna assicurata, e spettacolo pure!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sei geniale! Mi hai fatto ridere da matti. E sei anche "reale"! :)

      Elimina
  5. questa storia mi sembra familiare, nel senso che la avrò sentita da qualche parte... comunque parliamo di un periodo particolare, il 68 sarà anno di rivoluzioni... e comunque in quel periodo il perbenismo e la mano della chiesa era molto forte sulla politica, l'omosessualità era considerata malattia da curare proprio per questo... gli anni 70 già vedranno una piccola apertura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non solo la mano della chiesa, pensa che lo stesso partito comunista, di cui Braibanti faceva parte e poi abbandonò, non prese le sue difese. L'omosessualità era vista come un vizietto borghese. Solo nell'82 nacquero le ArciGay. Negli anno 60 e 70, i froci erano semplicemente "invertiti", per certa chiesa, certa destra, certa sinistra.

      Elimina
  6. Appresi di questo fatto di cronaca in un libro e anche se la società è molto cambiata da allora sotto sotto ancora molte persone la pensano ancora così e hanno lo stesso giudizio morale sull'omosessualità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non si cambia la mentalità in una sola generazione... Speriamo però, dobbiamo sperare.

      Elimina
  7. Orribile.. ma non si può pretendere di far cambiare mentalità al Paese all'improvviso. Deve essere un processo graduale e duraturo, e c'è da dire che si sta andando sempre meglio fortunatamente. Già rispetto a 10 anni fa la cultura è molto cambiata, si inizia concretamente a parlare di matrimoni e unioni civili, e i sondaggi ci danno ragione. Tempo e pazienza ci vuole, ma la strada non è quella sbagliata. Un pò ostacolata, questo sì, ma con i nostri tempi (di Italiani intendo) stiamo cercando di avanzare anche noi.

    RispondiElimina
  8. Se tutti dovessimo pensare: “Oggi la situazione è migliore”, non si andrebbe più avanti. Bisogna essere obbiettivi, ci sono stati dei passi avanti, ma esistono ancora “scale” da percorrere… Ancora oggi alcuni ritengono che l’omosessualità sia una malattia, ovviamente allora la situazione era peggiore…
    Negli ultimi anni molte cose sono cambiate, la società è cambiata, ma la politica non lo vuole ammettere, essa è radicata in un passato finito e finto!
    Sono convinto che col passare del tempo molte cose possano cambiare, ci vuole pazienza… Si dice: “la speranza è l’ultima a morire”! ^_^
    P.S. E’ assolutamente vero che la mentalità di un paese non può essere cambiata immediatamente, questo lo penso anch’io, ma se lo stato facesse dei passi avanti, darebbe un bell’esempio. Non credo che all’estero, ad esempio in Spagna, Olanda ecc., siano tutti a favore della causa omosessuale!
    Buona serata IN

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo che c'è ancora molta strada da fare ma ti assicuro che per quelli della mia generazione l'oggi (che non basta e non deve bastare) è già diverso.
      Tu fai coming out con i tuoi amici e ti rispondono "E' bellissimo".
      Quand'io avevo 20 anni, la risposta dei miei amici non sarebbe stata quella. Tutt'altro. E ti assicuro, non ho amici fetenti.

      Elimina
    2. Hai ragione, il mio commento non voleva criticare nessuno, non mi permetterei e poi non sono la persona adatta (credo che nessuno lo sia)!
      Però non capisco il perché in Italia le cose debbano cambiare così lentamente!?
      Ti posso assicurare che non tutti i giovani sono così aperti mentalmente, alcuni sembrano che vivano negli anni ’50… Purtroppo il paese è diviso, ci sono persone aperte e persone chiuse, credo che esso rimarrà diviso fin quando ci sarà la troppa ignoranza e se si darà ancora l’opportunità di denigrare, offendere, giudicare e discriminare qualsiasi “differenza”. Ti saluto IN

      Elimina
  9. Tanto per citare un caso che conosco:
    "Alan Turing, uno dei pionieri dell'informatica, il 31 marzo 1952 fu arrestato per omosessualità e condotto in giudizio, dove a sua difesa disse semplicemente che «... non scorgeva niente di male nelle sue azioni». Secondo alcune fonti Turing avrebbe denunciato per furto un amico ospite in casa sua e ammesso il proprio orientamento sessuale in risposta a delle domande pressanti della polizia. In quel periodo si dibatteva nel parlamento britannico l'abrogazione del reato di omosessualità e ciò probabilmente avrebbe indotto Turing a un comportamento incauto. La pena inflitta fu severissima: fu sottoposto alla castrazione chimica, che lo rese impotente e gli causò lo sviluppo del seno; alcuni dei motivi che probabilmente lo condussero, di lì a poco, al suicidio.
    Nel 1954 Alan Turing morì ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio
    Solamente il 10 settembre 2009 vi è stata una dichiarazione di scuse ufficiali da parte del governo britannico
    " - fonte wikipedia

    E stiamo parlando di uno dei massimi geni del settore informatico di tutti i tempi, il cui lavoro si studia tutt'ora in ogni università,membro della royal society e che aveva avuto un ruolo di primissimo piano nello sforzo bellico regalando al suo governo la cifratura del codice tedesco enigma. Son cose che fan pensare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, un altro caso che parla da se... :(

      Elimina
    2. Quel che secondo me dovrebbe far pensare è quanto male possa essere fatto da persone che credono di essere nel giusto. Ma questa è un'altra storia....

      Elimina
  10. ..mettiamoci pure Povia con "luca era gay, adesso sta con lei.." ed ecco che si ritorna a pensare all'omosessualità come una patologia ahaha ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh si, anonimo. Povia sottolinea quello che una certa corrente di pensiero di medici professionisti sostiene anche in questi anni... :(

      Elimina

Se vuoi dir la tua, commenta qui:

Related Posts with Thumbnails