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martedì 10 aprile 2012

Talenti (in)nati

In ognuno di noi c'è un talento che aspetta di essere tirato fuori.
Quando scopri dentro di te ciò che riempie la tua vita non puoi più far finta di niente. Scatta una voglia di ribellione, una sete di realizzazione e il tuo corpo è tutto lì, la tua mente continuamente proiettata a quel desiderio che ti consuma, come una febbre, come un amore che non riesci a raggiungere.
Quando ti accorgi che per essere vivo hai bisogno di esprimere tutto te stesso, ogni resistenza che ti poni o che ti viene posta non è solo un ostacolo ma un morire dentro. In quel bisogno di essere, di respirare, di essere autentico, hai la sola necessità di presentarti senza filtri, metterti a nudo.
Rudolf Nureyev fotografato da Richard Avedon


Ripensavo a queste cose riguardandomi il film Billy Elliot, secondo me un film che è una metafora totale sul coming-out: la scoperta di se, delle proprie inclinazioni, il volerselo nascondere, praticare di nascosto, scontrarsi col giudizio della gente, con le incomprensioni della famiglia fino a che ci si rende conto che non viversi per come si è è come soffocare.
Ebbene, tutte le volte ci casco e mi immedesimo in quel ragazzino e rivedo in quel padre mio padre. Piango. Come un cretino, lo ammetto, piango. Ogni benedetta volta.
Quella forza nel sangue di Billy, le fatiche del padre son sempre lì a provocarmi e a mettermi il nodo alla gola.
Mi chiedo perchè, quando a 20 anni ho esercitato una forte ribellione in famiglia per portare avanti una scelta che andava controcorrente, quando, testardo all'inverosimile, ho avuto il coraggio per mettermi a nudo, quella cocciutaggine per voler essere IO, non ho avuto però il coraggio per il mio coming out. Solo quello forse, in quel momento, avrebbe risolto l'incompletezza che mi abitava.
Ma a 20 anni ancora non sapevo, anzi non volevo sapere di essere gay. Non avrei potuto nemmeno gridarlo durante un'incazzatura, perchè anche se percepivo già tutto, portavo in me una grossa confusione. La mia sessualità non mi era del tutto chiara (il fatto che mi attraessero pure le donne era rassicurante da un lato e mi creava confusione dall'altro) e da solo esercitavo su di me una grossa autocensura.

Vi ripropongo qui la scena in cui Billy si interroga sui primi sentimenti che prova con il suo amico e dove si ribella pubblicamente al padre con il coming-out sul suo voler essere, a tutti i costi, un ballerino.
Si, uso esattamente il termine coming-out, anche se non riguarda una dichiarazione di omosessualità, perchè il coraggio per venire allo scoperto appartiene a tutti quei desideri di cui ci vergognamo e per i quali ci castriamo.
video

Come Billy, sempre in tema di danzatori, vi lascio a questa lettera di Rudolf Nureyev. La potete leggere o ascoltare più sotto, in una riduzione magnificamente letta da Milena Vucotic. E' piena di passione, di fatiche ma soprattutto piena di ricerca del proprio posto in questo mondo. Trovare il proprio posto, la propria autenticità, il proprio senso: è come respirare.

"Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine corso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria. Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza. Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare. Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita… " RUDOLF NUREYEV

38 commenti:

  1. post bellissimoed emozionante, come sempre :)
    ieri ho visto un film, che ho trovato travolgente, sulla libertà di vivere appieno quello che si è, e su quanto paure e dubbi possono far male. si chiama weekend, è inglese, del 2011. forse ne hai già parlato, o lo conoscete già tutti, ma io lo consiglio davvero.
    saluti da Oslo
    Andrea
    ps: la foto da Vigeland Park arriveranno, (In)consapevole, aspetto che finalmente spunti la primavera anche qui ;)

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    1. Finalmente Andrea, eccoti :)
      Son felice di ritrovarti qui.
      Non conosco il film "Weekend", grazie dello spunto, me lo procurerò, anche se in Italia non si trova. A chi interessa la copia in inglese lo può ordinare qui con spedizione gratuita:

      http://bit.ly/I0PQWc

      Aspetto le foto del Vigeland Park e le emozioni che quelle sculture mi sanno dare. Un abbraccio a te e a Oslo.

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    2. ATTENZIONE! Se vi interessa questo film, è appena stato postato da Teo ;)

      http://teoninja.blogspot.it/2012/04/weekend.html

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  2. Ho letto questo post con grande interesse e devo dire che mi ha toccato nel profondo perchè mi sono ritrovato io in prima persona, soprattutto quando dicevi che a vent'anni la confusione e l'ambiguità sessuale era devastante. Beh, io ho 22 aani e prego ogni giorno che questi pensieri e desideri travolgenti possano cessare col passare del tempo per potermi finalmente considerare alla pari con gli altri. Non ho mai parlato di questo con nessuno e credo che non riuscirei mai a farlo, ma non solo riguardo al sesso anche per quanto rigurada altre passioni, che come dicevi prima, sono simili a un desiderio che ti consuma. Purtroppo non posso parlarne con nessuno perchè nessuno a fianco a me è in grado di capirmi e comprendere: ho cercato nel passato di esprimere questo mondo che cresce dentro di me come un essere vivente sempre più grande, arrivando a considerare quel mondo come una realtà da preferire a questa, ma nonostante questo tentativo di tradurlo in realtà con persone reali e non immaginate, ho compreso a fianco a me un deserto sconfinato, ricevendo scherno e derisione. Perciò preferisco tenermi dentro tutto quanto nella mia desolante solitudine e proteggere questi miei sogni che sono l'ultima cosa che mi dà un po' di sostegno, con la speranza che un giorno non troppo lontano possa realizzarli.

    David

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    1. David, (In) ed io: tre generazioni in successione, tre situazioni di impotenza di fronte alla famiglia, al tessuto sociale circostante … Come ti capisco David!

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    2. David,devi credere in te stesso e, vedrai che questo colpirà gli altri.Cambia tu e poi l'ambiente ti risponderà,abbi fiducia in te e speranza,a 22 anni hai il mondo in mano e la tua vita,fai appello alla tu forza interiore di giovane. All'inizio sembra difficile,poi ti sbloccherai. :)

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    3. David, dici una cosa bellissima: "proteggere i tuoi sogni". Proteggerli significa averne cura, e avere cura dei tuoi sogni significa avere cura di te.
      Son sicuro che poco alla volta ci riuscirai, tifo davvero per te.
      Grazie per il tuo contributo. Un abbraccio.

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  3. Riflessivo (In)co... non ce pensà più!
    Un abbraccio, F ;)

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    1. ^_^
      Ma io so' fatto che a 'ste cose ce penso. Ma è il pensarci ed elaborarle che mi ha aiutato a smuoverle e a gestirle.

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  4. Complimenti bel post!
    Il film è bellissimo e finisce bene, il padre capisce il figlio, la sua passione, i suoi sforzi e la sua determinazione.
    Credo che trovare il proprio posto nel mondo sia difficilissimo, oggi forse lo è ancora di più, c’è tanta incertezza…
    Ritengo inoltre che ognuno abbia i suoi tempi e i suoi caos! Pensa io sono più incerto sul mio futuro, sul mio lavoro che sulla mia sessualità… Se oggi una cosa è più semplice, magari l’altra è più dura!
    Buona serata

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    1. Il padre di quel film lo adoro. Fa passi da gigante nella sua elaborazione e conoscenza e accettazione del figlio.
      Come di fatto ho adorato mio padre e l'amore che ha saputo trasmettermi nonostante le divergenze e le differenze (per poi scoprirsi meno differenti di quanto lo eravamo all'apparenza).
      Per quanto riguarda te, un passo alla volta Amleto e lasciati stupire dalla vita che scombina spesso i nostri piani ma è in quel disordine che costruisce il bell'ordine della nostra esistenza :)

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  5. Ho letto con profondo interesse e viva partecipazione questo tuo post caro (In), che in buona parte, rappresenta anche me … Ho letto il commento di David ed ho colto nella sua solitudine e nel “deserto” che si è trovato di fianco al momento di qualche accenno di sé, la mia situazione di tanti anni fa. David, (In) ed io: tre generazioni in successione, tre situazioni di impotenza di fronte alla famiglia, al tessuto sociale circostante …
    A proposito di occasioni perse e di mancanza di coraggio, talvolta mi sento un campione di codardia. A 20 anni ancora io non capivo chi fossi e scambiavo per forte amicizia i miei slanci affettivi verso qualcuno dei miei coetanei. E non capivo, giuro che non capivo, perché talora fossero accompagnati da mie reazioni fisiche, che comunque nascondevo anche a me stesso … tanto ero lontano dal mettere in discussione il mio orientamento sessuale, inconsapevolmente compresso, di fronte al “pensiero unico” imperante in materia, durante quegli anni. Erano talmente feroci le valutazioni sull’anormalità dei “culattoni pederasti” (così sentivo definire allora gli omosessuali, senza che riuscissi a cogliere comunque la differenza tra i due termini) che certo non potevo immaginare che il mio orientamento sessuale fosse caratterizzato da qualche forma di anormalità. Così come non capivo perché uno dopo l’altro i miei amici si innamoravano di una ragazza e a me non succedeva mai [magari neanche lo desideravo … e comunque non succedeva] anzi mi spaventavo appena qualcuna mi manifestava qualche simpatia che sembrava andare oltre un comune e banale sentimento di amicizia.
    Quando cominciai a capire che per me le cose funzionavano in modo diverso fu un dramma, un autentico dramma che mi portò a chiudere tutti i rapporti di amicizia (così come l’avevo vissuta fino a quel momento) per timore di innamorarmi, di soffrire e di tradire qualcosa del mio essere. Iniziò un periodo di solitudine e di forte contrasto con mio padre, su tanti fronti … Le domande sul perché non frequentassi alcuna ragazza ebbero risposte vaghe ma anche decise, tali da non indurre alcuno a procedere nell’interrogatorio. Per anni anziché desiderare di vivere ho desiderato di morire. Uno psicologo mi ha dato l’esatta dimensione del mio orientamento, senza che riuscissi a mettere in pratica il suo (ovvio) consiglio: ciascuno deve accettarsi per quello che è! Dovetti fare ricorso agli psicofarmaci per un certo periodo, prima di riprendermi …
    Il lavoro appassionato ed appassionante e l’impegno di primo piano per lunghi anni in gruppi ecclesiali hanno alleviato la mia solitudine e sublimato all’inverosimile la pulsione sessuale. Ma quando – il meno possibile – pensavo a me stesso come essere sessuato, come persona in cerca di un’amicizia, mi sentivo quasi castrato, impedito, soffocato e tornava l’abbattimento … Gli unici due tentativi di “svelamento” del mio essere autentico, come per David, hanno causato nel mio interlocutore – ogni volta scelto con accortezza - sorpresa ed imbarazzo tanto da convincermi della necessità di starmene chiuso nel mio armadio, senza speranza alcuna di cambiamento. La grande considerazione sociale di cui ero oggetto mi imprigionava definitivamente nei ruoli che rivestivo.
    Poi, circa 8 anni fa, quasi vecchio, qualcosa è cambiato inaspettatamente e ha dato qualche respiro di vita alla mia solitudine, ma questa è storia recente ed un altro capitolo di vita.
    Credo che tu IN sia ancora in tempo per trovare una qualche soluzione che ti consenta di vivere con più sollievo e soddisfazione la tua vita affettiva. Grazie del post! Ti saluto con stima.

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    1. La stima è tutta mia Parigino, per la forza di raccontarti così compiutamente. Non immagini quanto della tua esperienza (scritta qui ed espressa nelle tue e-mail) mi abbia aperto gli occhi sul mio vissuto. Un abbraccio a te e al tuo nuovo "capitolo di vita".

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  6. Risposte
    1. Botte al cuore!
      Botte di vita, vita vera, vita vissuta.

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  7. Bellissimo post, anche per me è stato un po' così, ho congelato la mia natura i mie sentimenti per un periodo di tempo tra i 17 e i 30 anni per paura di viverli, e adesso mi ritrovo a 45 anni con i desideri di un ventenne, vedremmo come la cosa evolverà.

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    1. "Congelato", bellissimo termine che rende bene. Si fermano le nostre pulsioni, i nostri desideri in un limbo... ma prima o poi, il disgelo arriva e c'è la bella fatica del "cambio stagione". :)

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    2. Si è vero anche considerando che certe cose se non si fanno nella stagione giusta non riescono bene, un po' come voler fare il bagno a dicembre.

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  8. Un grido...
    nella caotica città, dal profondo a te grido..come diceva quello! Davvero urlare al mondo chi siamo per sentirsi liberi di fare ciò che vogliamo!
    Grida ancora e sempre più forte (In)!

    for you.

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    1. Grido, grido... non solo in questo blog. Paradosso, grido sottovoce. Ma è comunque liberatorio.

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  9. E come non riconoscersi...
    In questo momento sono stanchissimo e non credo di riuscire a dire la mia esperienza bene come (In), l'unica cosa che mi viene da dire è che, probabilmente, in una società come quella italiana in cui l'omosessualità è vissuta come una malattia(per alcuni), come una perversione (per altri) o come qualcosa di assolutamente aberrante(per altri ancora) non c'è purtroppo da stupirsi che il primo enorme ostacolo sia proprio dentro alla persona che vive questa sua diversità come un dramma e non come una cosa normale.
    Io ho accettato la cosa dopo 25 anni dalla mia adolecenza, quando, leggiucchiando in giro certi blog (a caso eh!), mi è arrivata la rivelazione che forse non ero un mostro, che forse l'impulso a volersi completare con una persona dello stesso sesso non è una cosa così spaventosa.

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    1. Certi blog... traditori! ;)
      Tifo perchè anche la tua pelle da mostro sia venduta definitivamente. Ti abbraccio.

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  10. Il tuo post è una bella folata di vento che riporta il pensiero a momenti difficili.
    Io ho avuto per lo meno la fortuna di potere essere "accettato" (se così si puo dire) da mia madre anche se kmq non parliamo mai dell'argomento.Riguardo agli altri, vedono sempre il Massimo mascherato che si è dedicato ad una vita da single convinto...
    ...Quante palle!!!
    Ammetto che nei momenti più difficili i miei pensieri sono stati folli, fino a desiderare la morte di coloro che mai mi accetterebbero nonostante nelle mie vene scorra il medesimo sangue.
    Poi rifletto...e forse è questo che mi frega!!!
    Penso troppo e non concludo nulla!
    Io sono arrivato intorno ai 30 ad inquadrare il fatto che non avevo niente di sbagliato, ma se penso che mi sono bruciato l'adolescenza a farmi troppe seghe mentali e non solo mi incazzo come una iena.
    Prima o poi farò pace anche io con me stesso!
    Un bacio ;)

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    1. La stai già facendo la pace... e quando è pace piena con se stessi, dicono si riesca ad essere in pace anche con chi ci ha fatto fare più fatica. :)

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  11. bellissimo post!tu ormai mi conosci e sai come mi sto sentendo:)è una gran fatica....

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    1. Si, una gran fatica. Ma troveremo il modo di danzare, semmai senza salire sul palco, ma danzare comunque e sudare da ogni poro i nostri bisogni. Un bacio

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  12. Ritengo questo post gradevole e sono contento di avere delle cose in cui credere.''Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo'',queste parole mi hanno colpito in particolar modo.Poi voglio dire a chi si tormenta perchè non si è dichiarato che non è mai troppo tardi e che nella vita si ricomincia sempre,da ora,dal presente.:)

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    1. Avere cose in cui credere è, forse, credere in se stessi.

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  13. nureyev è uno spettacolo. com'è bello che quei tempi di repressione siano passati... stiano passando...

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    1. Il regime sovietico ha fatto il suo tempo, ma c'è una repressione reale e fortemente ancorata nella cultura sovietica così omofobica che crea ancora pesanti repressioni nel diritto a manifestarsi per come si è. Speriamo tajler che passi anche questo :)

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  14. Anche io ho pianto tantissimo e piango ogni volta davanti a quel film. Il coraggio dei due protagonisti, padre e figlio, è da ammirare proprio perchè parla di eroi "quotidiani".
    Le nostre passioni, i nostri sogni, le nostre abilità, il nostro carattere, quello che amiamo fare e chi amiamo disegnano con mille colori CHI siamo. Ogni cosa è indispensabile per vivere, nessuna può essere ignorata e lasciata da parte. Vivere a metà o sopravvivere perchè qualcosa di noi non può o non riesce ad esprimersi nel giusto modo e nella giusta misura è un'ingiustizia che pesa su di noi e su chi ci è vicino.
    La mia esperienza di vita mi insegna però che non è mai troppo tardi per dire "IO sono così, prendere o lasciare". Essere pronti a deludere famiglia e amici, ma urlare a tutti quello che sono e come voglio vivere. Accorgermi alla soglia dei 40 anni che la vita può anche essere riscritta, che quella che facevo non era l'unica vita possibile. Litigare con tutti, marito, genitori e parenti vari, che non capivano il mio punto di vista. Ma alla fine dimostrare con i fatti che avevo ragione e che la persona che ora hanno davanti è più autentica, forse migliore, forse peggiore, ma sicuramente più felice di prima.
    Nessuno dovrebbe essere costretto in una vita che non gli appartiene appieno. Quando si parla di lavoro o di denaro, non sempre si può scegliere, ma quando si parla di aspirazioni, di sentimenti, di affetti e di sessualità, allora sarebbe bello dire e vedere nella vita di tutti i giorni che tutti abbiamo lo stesso diritto di vivere quello che siamo.
    Io comunque, da brava rompiballe ed eterna idealista, non ho perso le speranze di vederti vivere una vita serena da ()consapevole. ;)
    Baci Luci

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    1. Grazie Luci, e non crucciarti troppo per me. Pur non salendo "on stage" nella danza della mia vita, quando iniziai questo blog già percepivo che quell'IN ancora presente, iniziava già a stare tra parentesi. ;)

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  15. Bellissimo post e bellissimi commenti! :)

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